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Visualizzazione dei post da 2024

L'ESSENZA UMANA è RELAZIONE

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  "L'essenza umana consiste nella relazione che si prende cura...Il centro più intimo di noi stessi è definibile come relazioni, legami, rapporti amorevoli. Che cosa vuole ciascuno se non attenzione amorevole da parte degli altri? E che cosa dare agli altri se non la medesima attenzione amorevole desiderata da noi? "I care" era il motto di don Lorenzo Milano, formulato contro il "me ne frego" dei fascisti, laddove l'inglese "care" deriva proprio dal latino "cura". "I care, ego curo". Questa visione dell'uomo e della vita sostiene che non c'è prima un Io isolato, una monade monacale che poi, in un secondo momento, ha delle relazioni. Sostiene al contrario che prima ci sono le relazioni e che in base alla natura di tali relazioni il soggetto di volta in volta si forma: l'Io non ha relazioni, l'Io è relazioni, secondo una visione filosofica che pone al vertice la categoria di RELAZIONE detronizzando la cat...

Basilio Ioppolo: Nella scuola una stanza per rilassarsi

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  Basilio Ioppolo "Come va la vita?", entrava in classe così il "prof bibliofilo",   Basilio Ioppolo , che spiegava i verbi greci e parlava anche di sorteggi Champions con i suoi alunni. E quando è scomparso per malattia, a 39 anni, durante l'estate, ha lasciato un vuoto enorme al liceo Beccaria di Milano. La scuola, allora, ha deciso di intitolargli un'aula. E rimarrà, dunque, perpetuo il ricordo del docente di Lettere che dieci anni fa si era trasferito dalla Sicilia a Milano per insegnare e che anche dopo la sua scomparsa continuerà a lasciare un segno nel suo istituto. Rimarranno, infatti, "la sua umanità e la sua leggerezza nel trasmettere l'amore per lo studio, ma anche la gioia per il vivere insieme", come hanno scritto gli studenti a   Il Corriere della Sera .  Proprio per tutto questo l'aula del professor Basilio Ioppolo si chiama "Locus Amoenus" (luogo felice, ndr): è riservata agli studenti del liceo Beccaria di Milano ...

ALBERTO MANZI: lL DOCENTE NON DOVREBBE DARE UN VOTO O UN GIUDIZIO AGLI ALUNNI

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  Alberto Manzi (1924-1997) Classificare dando una votazione o un giudizio di merito comparativo, a livello di scuola dell'obbligo, nel pieno sviluppo evolutivo, nel primo impatto e nel successivo adeguamento e nelle ricerche di strutture per una vita associata "migliore", significa voler dimenticare che la scuola è tale solo se insegna a pensare, solo se aiuta a immettersi con libertà nella società. Classificare significa impedire un armonioso sviluppo intellettivo, rispettoso dei tempi di crescita individuali; significa impedire un apprendimento cosciente, che nasce, cioè, da un continuo osservare, ragionare, discutere sulle cose; ricerca, questa, che non è mai priva di errori, di incompletezze. Ora, se si classifica, l'errore, l'incompletezza, suscita "terrore", per cui si tende ad evitare la causa del terrore copiando, imparando a memoria definizioni fatte da altri, ecc.  Classificare, pertanto, significa obbligare ad accettare definizioni stabilite,...

COMPITI A CASA: DUBITO CHE SIANO NELLO SPIRITO DELLA NOSTRA COSTITUZIONE

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  Siamo tutto cresciuti con  l'assegno per casa  : cosi chiamavamo l'insieme dei compiti che ci venivano assegnati dai singoli docenti e da svolgere a casa, anche nei giorni di vacanza.   Non molti per la verità alle elementari. Copiosi invece nella prima media e nelle scuole superiori.  Ricordo che in prima media ero terrorizzato da questi compiti perché trovavo molta difficolta soprattutto nello studio della storia, nelle scienze, nei problemi di matematica, nelle poesie, per cui chiesi ad un compagno che aveva la madre maestra di poter fare i compiti con lui.  Me la cavai un po', ma quando non potevo andare dal compagno erano per me guai seri.  Oggi ormai in pensione dopo la mia vita passata nella Suola ad insegnare matematica,  dedico alcune ore del pomeriggio a un ragazzo, figlio di amici, che frequenta la prima media e noto che la mole di lavori da svolgere a casa è molto ampia e alcune volte ha necessità del mio aiuto.  ...

Maria Montessori: Aiutare i bambini ad essere felici e responsabili

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Fino ai primi anni del Novecento (ma in realtà anche dopo), i bambini non venivano considerati come esseri bisognosi di particolari attenzioni e cure, ma piuttosto come degli adulti in miniatura. Fu solo grazie al lavoro dei primi pedagoghi che s'iniziò a comprendere che ogni fase della vita ha una sua psicologia e che quella legata all'infanzia è di un'importanza fondamentale. In questo panorama, il lavoro dell'educatrice Maria Montessori si rivelò rivoluzionario, al punto che ancora oggi i principi da lei individuati per crescere dei bambini felici sono ancora considerati un punto di riferimento. Nell'ampio panorama delle conclusioni a cui giunse Maria Montessori nell'arco della sua vita, 15 sono i principi che meglio individuano la possibilità di crescere dei bambini felici e responsabili. 1) Educate con l'esempio. I bambini apprendono principalmente dai fatti, le parole vengono dopo. 2) Non criticateli in ogni occasione, soprattutto i...

La Scuola non puo' essere solo il luogo per apprendere nozioni...

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  La   Scuola non può essere solo il luogo dove si apprendono nozioni, ma deve diventare un punto di riferimento emotivo e sociale...Il compito è complesso e gli investimenti in campo sono insufficienti, lasciati troppo spesso alla buona volontà e all'abnegazione di chi lavora nella scuola. Per svolgere questo compito, servono alleanza solide con le famiglie e con tutta la società. Solo così possiamo avere il tempo per parlare ai ragazzi e ascoltarli davvero, creando spazi in cui possano sentirsi accolti e facendo della scuola il luogo privilegiato in cui imparare e riconoscere e gestire le emozioni, a rispettare l'altro e a chiedere aiuto nei momenti di difficoltà. Paola Spotorno da Pianeta scuola, In classe non si può solo apprendere ma bisogna essere punto di riferimento emotivo e sociale - Prevenire il bullismo..." Famiglia cristiana" n. 44 - 2024

LE RAZZE UMANE NON ESISTONO

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    Francois Bernier, medico francese nel 1684 divise l’umanità in 4 razze.  Nel 700 il naturalista svedese Linneo, riprendendo il discorso sulle razze, le suddivise in base al colore della pelle: bianca, rossa, gialla, nera.  Nel 1749 il naturalista francese Buffon diede dignità alle 4 razze aggiungendo al colore la forma del corpo. La genetica non era ancora intervenuta e pertanto prevaleva la convinzione che la razza più degenerata fosse la nera e di conseguenza era la razza che andava civilizzata. Nell’800 Darwin contraddice con i suoi studi queste idee razziste affermando che tutti gli esseri umani hanno un progenitore comune e che il tempo evolutivo che aveva causato la differenziazione non era possibile conoscere. Tuttavia nel 900 l’idea delle razze   è ancora molto presente   nell’umanità tanto da determinare leggi razziste in America e   anche in Europa,    sia in Germania sia in Italia. Solo nella seconda metà del 900, dop...

UNA SCUOLA CHE EDUCA E NON PUNTA AL MERITO

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  I giovan di "Libera" si interrogano su come migliorare la società Uno dei fini, ritenuto fondamentale  nel processo educativo di ogni alunno, è lo sviluppo  della capacita di autonomia, affinché  egli  possa essere  libero e responsabile nelle scelte e nello stesso tempo capace   di migliorare la realtà sociale in cui vive, costruendo buone e corrette relazioni con le persone con le quali vive. Purtroppo la scuola italiana, in generale, non si è posta questo obiettivo. Infatti è difficile sentir parlare nelle scuole di "Bene relazionale". Imparare a costruire questo "bene"  dovrebbe essere la base   di ogni esperienza scolastica. Puntare al merito è un grande rischio, perché, oltre a chiudere l'alunno in una prospettiva individualistica, che  nuoce a se stesso,  procurerà danni sociali rilevanti nel periodo scolastico con conseguenze negative anche sul futuro. Non va infatti dimenticato che l'alunno vive  nella scuo...

LA SCUOLA RISCOPRA IL VALORE DELLA COMUNITA' EDUCANTE

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  La preside Tina Gesmundo di un Liceo di Bari, con le sue affermazioni, ha aperto un grande dibattito sul ruolo della scuola e della famiglia nell’educazione dei giovani. E questo è a parer mio   un bene perché se ne parla troppo poco. La preside   afferma   che è sgomenta di fronte alla violenza che incontra in alcuni alunni del biennio, ossia in quegli alunni che provengono   dalle medie ritenendo responsabili i genitori troppo permissivi. In realtà siamo tutti sgomenti   quando vediamo giovani adolescenti esercitare la violenza sui compagni, sulle aule e   nei comportamenti. E sgomenti lo sono in primo luogo i genitori che non comprendono le cause di tali atteggiamenti nei figli. L‘ho sperimentato negli ultimi anni della mia carriera scolastica   proprio in un biennio delle superiori. Ne ho parlato ampiamente in alcuni articoli pubblicati sul settimanale “Il nostro tempo” di Torino. Oggi, però, di fronte alle affermazioni della presi...

SAI QUALE è LA TUA INTELLIGENZA?

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E' necessario che la scuola abbandoni il sistema uniforme  oggi ancora in voga e passi gradualmente a una scuola centrata sull'individuo. Lo Afferma Howard Gardner che da anni con la sua equipe scientifica studia la mente umana e ci parla di intelligenze multiple. E' assurdo insegnare  nello stesso modo a 20 ragazzi in quanto ogni individuo è diverso mentalmente, ed  esistono ben 11 tipi di intelligenze: INTELLIGENZA LINGUISTICA esibita dai poeti nella forma più alta INTELLIGENZA LOGICO MATEMATICA (filosofi, matematici...) INTELLIGENZA SPAZIALE,  ossia la capacità di formarsi un modello mentale di un mondo spaziale e di manovrare e operare utilizzando tale modello (naviganti, ingegneri, chirurghi, scultori e pittori) INTELLIGENZA MUSICALE, ossia la capacita di comporre armonia e bellezza con le note musicale e di suonare strumenti musicali o dirigere un concerto (posseduta da Bernstain da Mozart e tanti grandi musicisti....)  INTELLIGENZA CINESTETICO-CORPOREA os...

E' INDISPENSABILE UN RAPPORTO DI COLLABORAZIONE TRA INSEGNANTI E STUDENTI

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Marshall B. Rosenberg (1934-2015)    Nella maggior parre delle scuole, che sono scuole in cui  si insegna la Dominazione - il ruolo degli insegnanti è quello di controllare le azioni degli studenti. Si dà per scontato che gli insegnanti sappiano quello che gli studenti hanno bisogno di imparare e come si devono comportare. Questo dà loro diritto di usare tattiche di potere sugli studenti (premi, punizioni, sensi di colpa, doveri, obblighi) per controllare le loro azioni. Sempre sulla base di questi presupposti, le autorità scolastiche definiscono unilateralmente  gli obiettivi di apprendimento. La maggior parte degli studenti, così, finiscono per vedere solo due possibilità; la sottomissione e la ribellione, e quegli insegnanti che non si sentono a proprio agio nel ruolo che è stato loro affidato si sentono intrappolati. Ma se vogliamo preparare gli studenti affinché un giorno sappiano creare e mantenere organizzazioni che arricchiscono la vita, ritengo che dovremmo ...

IN CRESCITA IL NUMERO DEGLI STUDENTI CHE ABBANDONANO LA SCUOLA

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Piero A. Cavaleri   Tutti pensano più o meno che se la Scuola funzionasse meglio la società ne avrebbe qualche vantaggio in più, anche perché dopo l'esperienza familiare la scuola è l'unico grande laboratorio sociale che il ragazzo vive dall'infanzia fino all'età adulta.  E poiché i ragazzi e i giovani sono il futuro della nostra società, dal buon funzionamento della Scuola dipenderà anche il nostro futuro nei rapporti sociali, nell'economia, e in campo lavorativo.    Ma quando una Scuola funziona bene?    Qui si apre un grande ventaglio di offerte formative, spesso anche in contrasto tra loro, di fronte al quale il Ministero della Pubblica Istruzione tenta di volta in volta di portare proposte, correzioni. aggiusti, trasformazioni, visioni unitarie, che si rivelano alcune volte utile, altre volte in contrasto con esperienze pedagogiche già collaudate, ed anche  insoddisfacenti.    E' l'esperienza vissuta in questi ultimi decenni: il docent...

LA SCUOLA RISCHIA DI CREARE DISADATTATI!

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CLAUDIO GIUNTA Non vogliamo che i nostri studenti vivano il presente da stranieri, vogliamo che tengano gli occhi aperti su ciò che li circonda e che imparino a conoscere e ad amare opere che hanno un rapporto meno mediato con la loro vita - non solo libri, dunque, ma anche film, canzoni, fumetti... Conosco molte persone che nonostante abbiano "fatto" a scuola la storia della letteratura, si trovano ad avere in testa, anziché conoscenze reali, delle etichette posticce. La macchina scolastica produce ancora troppa retorica, e la retorica produce stupidità: non è detto che ne produrrebbe di meno se cambiassimo i programmi scolatici, ma qualche rettifica potrebbe essere salutare... Una conoscenza reale, critica, di un numero limitato di temi, vale più della conoscenza superficiale del "tutto" che un corso di letteratura dalle origini ai giorni nostri (o l'equivalente in altri ambiti) promette di dare. Vogliamo formare delle persone che vivano bene il loro tempo...

LA SCUOLA SVILUPPA I TALENTI DEGLI ALUNNI

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Eleonora Cozzella Il talento è una dote, una predisposizione naturale, una particolare abilità in qualche settore, una facoltà creativa che ci distingue dagli altri. Nell'antica Grecia era un'unità di misura e poi una moneta, quindi un valore (più o meno grande) di scambio, una piccola ricchezza. Con questa parola nei secoli si è intesa un'inclinazione connaturata con la persona. ma come insegna il Vangelo di Matteo nella parabola dei talenti, non basta essere dotati di una quantità per averne merito: il talento va messo a frutto, valorizzato, coltivato per non sprecare il dono toccato in sorte. Noi siamo convinti che il talento in Italia sia stato distribuito in grande quantità tra i giovani di ogni età...  Sì, il talento ha bisogno di cure per esplicarsi... lo  studio, la dedizione, la forza di provare e riprovare, l'umiltà di attendere di essere pronti, di accettare gli errori e correggerli e di imparare dai migliori...Quindi ci vuole impegno.  I giovani hanno, perta...

Alberto Manzi: Importante la discussione in classe

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Le ho provate tutte, per cercare di  trasformare questa benedetta scuola, nel rispetto del bambino,   perché questo è il punto fondamentale.  Mi chiedevo , allora, per quale motivo  la scuola ignorava  gli studi di Piaget e di altri temi come la formazione del concetto... Quando io dicevo che, se volevo sollecitare la formazione di un concetto scientifico nel bambino, dovevo agire in un certo modo, i colleghi pensavano che io ero un insegnante un po' strano e non mi seguivano. Io comunque provavo con i miei ragazzi; loro sono stati un po' quelli che mi hanno aiutato a capire molte cose. L'imposizione  non forma un concetto  nella mente del ragazzo, si dimentica facilmente, oppure rimane in forma astratta nella mente e non provoca una crescita intellettuale. Ciò che andavo scoprendo e che mi interessava era che dentro la scuola bisognava ottenere una tensione cognitiva, una curiosità che spinge i bambini a voler sapere. Ed è necessario che io sappia q...

UNA SCUOLA PER TUTTI

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  Quando scrissi questo libro nel 1978, molti  intravidero nell'esperienza di Angela de Cimma, per gli amici Lillina, una grande novità e  capirono che la Scuola  doveva aiutare ogni bambino ogni ragazzo a sviluppare la sua intelligenza,  e non  riempire  la sua mente di un gran numero conoscenze, da certificare poi con il voto.  La Scuola doveva essere tutt'altra cosa, come affermava anche Alberto Manzi in televisione,  sottolineando che tutti i saperi  servono solo se diventano chiavi di lettura che il soggetto (bambino o adulto) può utilizzare  per leggere il mondo che gira attorno a lui, e in tal modo capire come rapportarsi col mondo. Anche il Ministero lo capì e  furono eliminati i voti e non si parlò più di conoscenze ma di sviluppo delle capacità.  Oggi, purtroppo sono tornati i voti e si parla alla grande di conoscenze, dalle elementari alle superiori. I libri dei ragazzi  delle medie sono ossessivamente pesa...

MOLTI COMPITI PER CASA AGLI STUDENTI? UN ASPETTO ANACRONISTICO E DANNOSO PER I NOSTRI ALUNNI

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  Maria Montessori diceva che il tempo-scuola per i bambini doveva svolgersi nelle aule scolastiche o all’aperto quando il tempo lo permette e non a casa. Pertanto   a scuola si apprende e si sperimenta sotto l’occhio vigile e amorevole degli insegnanti. A casa si può completare un lavoro non terminato,   ma tutto deve avvenire nello spazio scuola. L’apprendimento   diventa in tal modo naturale e gioioso senza la paura dei voti o del registro.   Anche Don Milani   era convinto che tutto doveva avvenire nel tempo-scuola, intendendo per scuola l’esperienza più importante   per il ragazzo, senza voti e registri, senza interruzioni di sorta.   Il ragazzo doveva capire l’importanza dello studio e trasformare   tutti i momenti della giornata in momenti di apprendimento collettivo, dove gli alunni con più talento aiutavano i compagni più lenti. Nessuno doveva restare indietro e si andava avanti solo quando tutti avevano appreso e raggiunto gli...

Le INTELLIGENZE DEI NOSTRI ALUNNI

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  1- Intelligenza linguistica; 2- Intelligenza logico-matematica (collegata con l'attitudine scientifica); 3- Intelligenza spaziale (la capacita di formarsi un modello mentale di un mondo spaziale e di manovrare e operare utilizzando tale modello . marinai, ingegneri, scultori, pittori...); 4- Intelligenza musicale; 5- Intelligenza cinestico-corporeo (la capacità di risolvere problemi e di foggiare prodotti utilizzando il proprio corpo: ballerini atleti, chirurghi artigiani...); 6- Intelligenza interpersonale (la capacità di comprendere le altre persone, cosa le motiva come funzionano e e come fare per collaborare con loro: commercianti, politici, insegnanti, clinici, leader religiosi...); 7- Intelligenza intrapersonale (la capacità di crearsi un modello accurato e veridico di se stessi e di usarlo per agire efficacemente nella vita). Mi fermo alle più importanti perché se ne intravedono anche altre. La Scuola non può ignorare queste diverse intelligenze, per cui va modificato tu...