COMPITI A CASA: DUBITO CHE SIANO NELLO SPIRITO DELLA NOSTRA COSTITUZIONE


 Siamo tutto cresciuti con l'assegno per casa : cosi chiamavamo l'insieme dei compiti che ci venivano assegnati dai singoli docenti e da svolgere a casa, anche nei giorni di vacanza.  

Non molti per la verità alle elementari. Copiosi invece nella prima media e nelle scuole superiori. 

Ricordo che in prima media ero terrorizzato da questi compiti perché trovavo molta difficolta soprattutto nello studio della storia, nelle scienze, nei problemi di matematica, nelle poesie, per cui chiesi ad un compagno che aveva la madre maestra di poter fare i compiti con lui.  Me la cavai un po', ma quando non potevo andare dal compagno erano per me guai seri. 

Oggi ormai in pensione dopo la mia vita passata nella Suola ad insegnare matematica,  dedico alcune ore del pomeriggio a un ragazzo, figlio di amici, che frequenta la prima media e noto che la mole di lavori da svolgere a casa è molto ampia e alcune volte ha necessità del mio aiuto. 

Un problema di matematica assegnato nei giorni scorsi: si conosce la somma di due segmenti e la loro differenza, bisogna calcolare  la misura dei due segmenti. Un problema a due incognite che risolvevamo alle superiori con un'equazione. Ora il ragazzo deve risolverlo geometricamente. Sul quaderno sono riportati due esempi svolti in classe, ma il ragazzo non riesce a comprendere. Deve svolgere una pagina intera di esercizi simili, circa 13 esercizi, ma da solo non ci riesce.

Io mi sostituisco al suo professore e cerco di aiutarlo inquei 13 esercizi...Al termine del lavoro mi sono reso conto il ragazzo non  ha ancora ben chiaro  l'argomento  nonostante il mio aiuto.

E' a questo punto che mi sono posto la domanda: “Ho fatto bene ad aiutare questo ragazzo? Non ho  invaso un campo che doveva appartenere solo al rapporto tra il docente e il ragazzo.”

 Poi ho riletto il metodo Montessori, l'esperienza di Don Milani, di Alberto manzi, di Mario Lodi, di Gianni Rodari e sono giunto ad una conclusione  che sicuramente a molti non piacerà.

Un docente può assegnare i compiti a casa, ma solo a quegli alunni che hanno bene appreso l'argomento trattato in classe. Diversamente è un abuso  che il docente compie sull'alunno.

A un ragazzo che non sa saltare io non chiedo ancora di saltare la cordicella di un metro, sarebbe una violenza nella psiche del ragazzo. Così anche nei compiti. Se l'argomento non è stato capito che senso ha assegnargli compiti inerenti all'argomento?

Se devo insegnare ad un alunno l'uso del seghetto,  do le istruzioni opportune e solo se mi rendo conto che egli ha compreso bene, gli affido in mia presenza il seghetto e dopo un paio di volte lo lascio da solo.  

Quindi i compiti a casa, come diceva la Montessori, andrebbero dati solo se il ragazzo li chiede o se bisogna completare una ricerca iniziata in classe. 

Quale dunque il dovere di un  docente di una scuola pubblica? Spiegare un argomento e subito dopo deve rendersi conto in classe  della comprensione da parte dell'alunno; solo se egli ha compreso potrà assegnargli qualche esercizio, per aiutarlo a sistemare meglio l'argomento nella sua mente. Diversamente lo metterebbe solo in grosse  difficoltà.

Quindi a casa si prolunga un lavoro di cui si sono appresi gli snodi le procedure le analisi e le sintesi. Non si dovrebbe mai assegnare  a casa compiti che il ragazzo non  riesce ancora a svolgere da solo.

Un docente mi potrebbe dire che lui ha 20 alunni e non riuscir° mai a  verificare  la comprensione da parte di tutti. Ebbene io gli risponderei così: "Visto che non puoi verificare, la logica dice che non devi assegnare alcun compito. La volta successiva ripeterai l'argomento."

Si passera ad un argomento successivo solo quando tutti avranno colto  bene il senso di quell’ argomento.

 Questa è la scuola dell'obbligo voluta dalla nostra Costituzione fino al sedicesimo anno di età. Bocciare come avviene in tutti gli istituti superiori moltissimo in prima e poi in seconda è dal mio punto di vita gravemente lesivo della personalità del ragazzo, che si vede tagliare le gambe e non ne comprende il motivo. Pertanto anche nel biennio delle superiori  ci vorrà accoglienza, tatto e comprensione. 

In alcuni licei, infatti,  sono nate classi sperimentali proprio nel biennio  con l'abolizione dell'orario e con gruppi di 6 alunni con un docenti, divisi per unità didattiche e si lavora mattina e pomeriggio. Un esperienza che sta dando ottimi risultati.

PensoI compiti a casa  salvo eccezioni non dovrebbero mai essere dati perché una famiglia non deve essere costretta a prendere un docente privato per suo figlio.

Ancor più se una famiglia non ha le risorse materiali per permettersi un docente privato. 

E' la Scuola che deve farsi carico di queste problematiche!

Pasquale Lubrano Lavadera

  

 

 

 

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