MOLTI COMPITI PER CASA AGLI STUDENTI? UN ASPETTO ANACRONISTICO E DANNOSO PER I NOSTRI ALUNNI

 




Maria Montessori diceva che il tempo-scuola per i bambini doveva svolgersi nelle aule scolastiche o all’aperto quando il tempo lo permette e non a casa. Pertanto  a scuola si apprende e si sperimenta sotto l’occhio vigile e amorevole degli insegnanti. A casa si può completare un lavoro non terminato,  ma tutto deve avvenire nello spazio scuola. L’apprendimento  diventa in tal modo naturale e gioioso senza la paura dei voti o del registro. 

Anche Don Milani  era convinto che tutto doveva avvenire nel tempo-scuola, intendendo per scuola l’esperienza più importante  per il ragazzo, senza voti e registri, senza interruzioni di sorta.  Il ragazzo doveva capire l’importanza dello studio e trasformare  tutti i momenti della giornata in momenti di apprendimento collettivo, dove gli alunni con più talento aiutavano i compagni più lenti. Nessuno doveva restare indietro e si andava avanti solo quando tutti avevano appreso e raggiunto gli obiettivi minimi necessari per proseguire.

Due grande figure che dovrebbero farci capire la scuola in Italia va trasformata, in quanto il tempo scuola non è spesso sufficiente a dare  l’apprendimento a tutti, perché i ragazzi sono diversi per intelligenza, carattere e comportamento. Sarà necessario allungare il tempo scuola e non caricare i ragazzi di molti compiti a casa, cosa che avviene un po’ dovunque e anche nel fine settimana.

In realtà i compiti a casa non pesano agli alunni che  hanno già assimilato sufficientemente i contenuti in classe, per gli altri invece il lavoro a casa diventa demotivante, complesso e improduttivo  senza un aiuto e l’impegno diretto delle famiglie.

Di conseguenza  i compiti a casa  rappresentano una scelta incostituzionale perché amplifica la disuguaglianza e mette in difficoltà quelle famiglie che non hanno strumenti e risorse per aiutare nel pomeriggio i propri figli.

In tal modo la scuola non  rimuove le cause che ostacolano l’apprendimento ai ragazzi più fragili e con famiglie in difficolta, contravvenendo a quanto  la Costituzione chiedeva.

E’  la struttura della vita scolastica, quindi, che va modificata. Non può esserci più  insegnamento uniforme, perché le intelligenze sono diverse e anche   i tempi di assimilazione sono diversi,  per cui come già si opera in alcune scuole bisogna destrutturare  lo schema rigido dell’orario scolastico  e creare piccoli gruppi dove si lavora insieme per unità didattiche.

E questo non solo per la scuola dell’obbligo, ma anche  per tutte le scuole superiori. E’ il docente che deve rendersi conto se l’alunno ha compreso o meno  e  quindi soccorrerlo li dove è necessario anche con l’aiuto degli alunni che hanno compreso bene l’argomento trattato.

Purtroppo  vediamo che molti docenti delle superiori spiegano la lezione e poi interrogano  e  pretendono dai ragazzi la comprensione dell’argomento, senza mai preoccuparsi  di verificare se l’argomento era stato compreso. Un sistema cattedratico superato che  va modificato dovunque.

Ci conforta il sapere  che in alcune scuole superiori, si sta invece cercando di modificare il sistema  orario, creando  gruppi di 6 o 7 alunni in modo che  è il lavoro collettivo che dà a tutti la possibilità di andare avanti, abolendo l’obsoleto orario scolastico, ormai anacronistico e ridicolo, dal momento che la psicologia dell’educazione ha chiarito che la comprensione non può  avvenire a spicchi orari: due ore di italiano, un’ora di matematica, un’ora di chimica, una di filosofia… . Ogni argomento va assimilato in un tempo ampio con varie fasi: apprendimento col docente, apprendimento degli alunni, verifica e valutazione.  Si  sperimenta che gli alunni sono contenti  in quanto si crea  sinergia tra loro e con il docente, ci si conosce bene e ci si aiuta reciprocamente e le difficoltà si superano insieme. L’esperienza scolastica diventa piacevole e produttiva. Il docente coordina il gruppo e si rende realmente conto di che cosa ha bisogno ogni alunno.

Pasquale Lubrano Lavadera

autore del libro 

Signurì Signurì, tra gli scolari della Napoli che non conta IOD edizioni

 

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