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LA TRAGEDIA DELLE PROVE INVALSI

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  Eraldo Affinati Sì, ne sono profondamente convinto, le Prove Invalsi rappresentano una vera tragedia per la Scuola, in quanto da semplice raccolta di dati statistici, sono diventate criterio di valutazione della bontà dell'insegnamento e della classificazione delle buone e cattive scuole. La buona scuola sarebbe quella che raggiunge livelli alti in tali prove, la cattiva scuola quella che raggiunge parametri molto bassi. Ma non è la verità Quello a cui assistiamo è una vera deriva ideologica che rivela l'asservimento dell'istituzione scolastica alle richieste del mercato europeo, e che dimentica un principio di capitale importanza nel processo educativo, sancito dalla nostra Costituzione: "La scuola è quell'unica realtà che si fa carico della formazione dei ragazzi e ragazze da qualunque ambiente sociale essi provengono e fa di tutto per rimuovere le difficolta che si frappongono ad una normale processo educativo.". Me lo conferma un pensiero di un grande...

LA VIOLENZA DEI GIOVANI NON SI COMBATTE CON LA SEVERITA' MA CON L'ASCOLTO.

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  La scuola di cui si parla nel libro COME UNA MONGOLFIERA - QUANDO I GOVANI SALVANO LA SCUOLA - IOD EDIZIONI è caratterizzata da un forte degrado; vi dominano il caos, la violenza e l'insubordinazione degli studenti che si pongono in atteggiamento di sfida verso i docenti. Disdicevole è anche l'immobilismo e la mancanza di visione di buona parte della classe docente, incapace spesso di uscire dai vecchi canoni dell'insegnamento tradizionale e di guadagnarsi quell'autorevolezza che si conquista sul campo, mostrando intresse per i propri studenti- Questa situazione dà all'autore l'opportunità di recuperare la centralità dell'alunno, faro di ogni degna proposta educativa, ma che qui sembra completamente ignorata, finché non si decide di ricorrere ad un esperto mandato dal provveditore. E, al di là di ogni previsione, succede l'incredibile, in quanto questo esperto fonda il suo intervento preoccupandosi di stabilire una relazione con gli studenti, comi...

LOPPIANO: CITTADELLA DELLA PACE

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  Un momento di incontro tra giovani di varie nazionalità a Loppiano OGGI LOPPIANO E' ANCHE E SOPRATTUTTO QUESTO: UNA CITTEDELLA DELLA PACE e città della pace saranno quanto prima, dislocate nei vari continenti, le "altre" Loppiano, che stanno sorgendo nel Camerum per l'Africa nera, in Algeria per l'Africa  araba, nell'Uruguay per l'America latina e quella che si spera  di realizzare nelle Filippine. Il che rappresenta  già oggi, e ancor più lo rappresenterà domani, un contributo vivo all'azione appassionata che la Chiesa del Concilio conduce contro la guerra nel segno di Papa Giovanni, e una risposta  concreta  ai reiterati appelli di Paolo VI, il quale non si stanca  di "invitare insistentemente a comporre  dissidi e divergenze fra le nazioni...senza che alcun indebito egoismo nazionale ed alcuna ambizione di supremazia abbia a prevalere, mentre profondo rispetto  è dovuto a tutta l'umanità avviata ormai così laboriosamente verso una maggio...

GLI ISRAELIANI NOSTRI FRATELLI COME I PALESTINESI I RUSSI E OGNI ALTRO POPOLO

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  Una riflessione dopo le ingiurie lanciate ai nostri fratelli ebrei di Roma. Il nostro tempo è segnato come non mai dalla barbaria in una recrudescenza pericolosa che apre scenari apocalittici. Lo Stato di Israele, sostenuto dall'America, vuole distruggere il popolo nemico dei palestinesi, la Russia invade una nazione per possederla.. e molti altri i popoli stanno combattendo guerre di aggressioni. Un clima di odio che avvelena l'aria e inquina i sentimenti di fraternità che dovremmo avere verso tutti. Ciò nonostante, noi continueremo a sentirci fratelli degli israeliani, dei russi, degli american, dei popoli musulmani, dei popoli africani che si combattono e continueremo a sentire l'atrocità di questi conflitti e a ripetere con Papa Leone "No alla guerra" , perché un uomo di nome Gesù, un giorno lontano, ha parlato di pace e fraternità fra tutti gli esseri umani e ha dato la vita per questo. Noi non odiamo i tedeschi perché hanno avuto un capo di g...

GALIMBERTI: LA NOSTRA SCUOLA ...NON EDUCA?

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UMBERTO GALIMBERTI   "Io non ho nessuna difficoltà a dire che la nostra scuola al massimo istruisce, quando ci riesce, ma non educa. Non è sufficiente che un professore sappia la sua materia per andare in classe, è necessario che il professore sia fornito di un'empatia sufficiente da coinvolgere gli studenti". Con queste parole il filosofo Umberto Galimberti invita a riflettere sul significato più profondo dell'insegnamento. Insegnare è una missione, uno dei lavori più gratificanti, soddisfacenti e premianti. Lasciare in eredità, tramandare il proprio sapere permette di osservare la vera crescita di uno studente, che non si limita solo alla quantità di materie assimilate ma ad un evoluzione dell’uomo in senso di umanità, umiltà, rispetto verso gli altri, condivisione di spazi e di pensieri. A tal proposito il filosofo è intervenuto su questo argomento spiegando che il vero insegnante è colui che mette il cuore prima dei “contenuti”, queste le sue parole: “Istruire ...

SCUOLA STATALE O SCUOLA PRIVATA?

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Piero Calamandrei Piero Calamandrei affermava l' importanza della scuola statale in quanto scuola costituzionale e capace di favorire il dialogo e il confronto fra idee e convinzioni diverse e favorire l'uguaglianza tra gli studenti, permettendo l'istruzione anche ai meno abbienti, rimuovendo quegli ostacoli che impediscono un normale processo di apprendimento. Purtroppo oggi la scuola statale, nella maggioranza dei casi, non è quasi mai un'istituzione costituzionale in quanto non si rispettano più i principi democratici sanciti dalla Costituzione Vediamo infatti che nelle scuole superiori statali, nei primi due anni dopo le medie, avviene una vera mattanza di studenti con molti abbandoni e il piu alto numero di bocciati, - basta esaminare le statistiche dei bocciati nelle superiori per rendersene conto - in chiara opposizione a quanto la scuola dell'obbligo avrebbe dovuto agire. Essendo inoltre diventata "scuola del merito", le disuguaglianze cre...

La Scuola per Cacciari

 Il filosofo Massimo Cacciari, nel suo intervento *Scuola è politica*, sostiene che la scuola non possa essere considerata un semplice luogo di trasmissione di nozioni, perché essa tocca il nucleo stesso della vita collettiva e dunque rappresenta una questione propriamente politica. A suo giudizio, infatti, il primo compito dello Stato dovrebbe essere quello di prendersi cura della formazione del cittadino, e questa formazione non coincide affatto con l’accumulo di competenze tecniche o con l’avviamento precoce a saperi specialistici. Educare, nel senso più autentico, significa piuttosto accompagnare il giovane nella costruzione di un orientamento interiore verso il bello, il giusto e il bene, cioè verso ciò che rende possibile una convivenza umana degna di questo nome.  Per spiegare questa idea, Cacciari richiama il significato profondo della *paideia* greca, mettendo al centro non la materia insegnata ma il *pais*, il giovane, con la sua sensibilità, la sua energia e la sua ...