LA PRESIDE DELLA FICTION SU RAI 1
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| Un'immagine della fiction La preside |
Ci sono molti che criticano la fiction La Preside come se essa fosse la descrizione analitica di un realtà concreta.
Bisogna invece considerare che è un racconto, ossia una storia ispirata ad un fatto vero e come tutti i racconti ci sono esigenze e snodi narrativi che sono necessari alla narrazione e che possono non essere graditi.
Pertanto bisognerà guardare la fiction interamente per poi cogliere il senso profondo di questa esperienza e fare valutazioni di carattere estetico e sociale sulla riuscita o meno di essa.
Si potrà non essere d'accordo sulla visione che l'autore della fiction ha sulla scuola italiana, ma questo, a parer mio, non toglie valore al lavoro che è stato fatto e all'impegno profuso per la realizzazione.
Dopo aver letto "Guerra e Pace" di Tolstoj io ho provato una grande repulsione per la guerra e per le scene di guerra, spesso saltandole, ma alla fine ho capito che la guerra era d uno degli orrori più grandi che l'uomo poteva commettere.
Guardando la prima puntata della fiction La Preside, senza voler dare una valutazione globale, ho apprezzato il tentativo chiaro e incontrovertibile di promuovere l'idea di una scuola costituzionale nata nel dopoguerra, che non è chiamata più ad essere l'antica scuola fatta per le classi abbienti che doveva preparare i figli ad occupare determinati posti di rilievo nella società. Per cui la metodologia era unica e condivisa unanimamente: insegnamento cattedratico, interrogazioni, voti e giudizi finali.
E' emersa senza equivoci, fin dalle prime battute, la visione di una scuola per tutti a misura di ciascuno, capace di rimuovere quegli ostacoli che impediscono a tanti ragazzi un normale percorso didattico,
Che la Preside della fiction sia andata a chiamare i ragazzi casa per casa è un fatto reale che il racconto presenta con forza, e basterebbe questo fatto per dar valore a tutta la vicenda narrata.
Lo fece don Milani in Toscana negli anni 50 andando per le case dei contadini e invitando i loro figli a seguire le sue lezioni.
Io non ho intravisto visto nella preside della fiction un eroina, ma una persona concreta con i suoi limiti caratteriali, determinata e anche combattuta interiormente, ma con un'idea ben precisa: la Scuola dell'obbligo è qualcosa di valore immenso.
Voluta dalla nostra Costituzione essa chiede, a chi la dirige, di portare i ragazzi a scuola accoglierli e cercare di dar loro amore stima e fiducia, invitando i docenti a mettersi accanto ai ragazzi uno per uno, quasi a "coccolarli".
E' vero che ancor oggi ci sono docenti che rifiutano tale atteggiamento e affermano a voce alta che non è compito del docente creare un rapporto di condivisione di collaborazione e di ricerca comune con gli alunni, né andare a cercarli casa per casa.
Ed è comprensibile che questi docenti siano entrati in collisione con un personaggio come la Preside della fiction che afferma tutt'altro.
Nel mio primo libro sulla scuola, pubblicato nel 1978 "Signurì Signurì, tra gli scolari della Napoli che non conta", oggi ristampato dalla IOD edizioni, racconto proprio di una maestra elementare che insegnava nei quartieri spagnoli di Napoli e che andava casa per casa per portare i ragazzi a scuola.
Molti docenti la "deridevano" ma lei è andata avanti dritta e con tenacia , perché aveva capito che l'amore per gli alunni doveva essere più forte di ogni altro sentimento.
In tal modo ha salvato ragazzi e ragazzi dalla strada e dalla violenza ambientale nella quale erano immersi.
Giancarlo Siani giovane giornalista, che fu ammazzato dalla Camorra, lesse questo mio libro e se ne innamorò a tal punto da parlarne nel suo giornale e sperava che tanti docenti avessero potuto leggerlo.
Non dobbiamo dimenticare che la Scuola non è azienda, non è una fabbrica di bulloni, ma è la prima grance esperienza di umanità a cui i ragazzi sono chiamati dopo la famiglia.
E come tutte le esperienze tra esseri umani è fondamentale costruire con loro e tra loro il bene relazionale, senza il quale non esiste la dimensione comunitaria di ogni società.
Noi docenti non siamo chiamati a formare super eroi, né a mettere in competizione i ragazzi tra loro, ma è nostro compito educativo aiutare i ragazzi a creare un bel clima in classe e attraverso le varie discipline sviluppare le loro capacita e i loro talenti.
E poiche ogni ragazzo possiede il suo piccolo o grande talento, è assurdo pensare che essi devono dare risposte uguali e acquisire merito, anche perchè ormai la scienza ha scoperto che le intelligenze sono diversissime tra loro e l'approccio con le discipline non può essere uguale per tutti.
La stessa volontà per la quale ancora oggi si boccia- "Non ha voluto far niente"- è una delle principali capacità intellettive che il docente deve sviluppare attivando il talento proprio del ragazzo.
Una professoressa di filosofia che in terzo liceo entra in classe e fa lezione per un'ora intera e poi, dopo un certo tempo, pretende che gli studenti diano a lei le giuste risposte nelle interregazioni, è una professoressa che non è stata aiutata dalle istituzioni preposte a capire che il suo compito é ben altro, e che la scuola di oggi non è quella di ieri.
Lei sicuramente non è colpevole ed è in buona fede ma non sta svolgendo il suo lavoro per il quale riceve lo stipendio. Un dirigente della scuola che non aiuta questa docente ad entrare in questo tipo di scuola, non sta svolgendo il suo compito di dirigente ed ha delle grosse responsabilità.
E' logico che se questa professoressa di filosofia vedrà oggi la fiction entrerà in collisione con il personaggio della preside e di quel collega di italiano che è giunto da lontano per sostenere l'impegno della preside nell'arduo compito.
Ma voglio sperare che alla fine della fiction questa professoressa possa scoprire la bellezza della scuola di oggi, molto diversa da quell'idea che le è stata erroneamente tramandata dal passato. .
Pasquale Lubrano Lavadera


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