Youssef Abanoub a soli 18 anni è stato ammazzato a scuola.

Youssef Abnoub


Youssef Abanoub a soli 18 anni è stato ammazzato a scuola. Un episodio che ci porta a riflettere sul ruolo educativo della scuola
Il dolore è grande, come pure è grande l'amarezza nel sapere che il Ministero non ha ancora compreso il grande errore nell'aver aggiunto alla parola "istruzione" anche la parola "merito" che è spesso causa di conflittualità tra i giovani.
Era qualcos'altro di cui la scuola aveva bisogno e certamente non l'aver riportato in auge il "merito" che ha creato smarrimento in molti docenti.
La parola "merito", strettamente legata al talento di una persona, è alla base di tutte le disuguaglianza ed è molto cara al capitalismo economico, e accettato nella maggior parte dai partiti mainstream di destra e di sinistra. Esso premia economicamente le capacita e il talento e indirettamente emargina chi ha meno capacità generando disuguaglianza competizione giudizio e instabilità, conflitto.
E questo, a parer mio, è profondamente contrario ad una società democratica basata sulla libertà, uguaglianza e fraternità tra tutti di esseri umani, che dovrebbe ridurre le disuguaglianze sociali.
Dolore e amarezza grande perché, spesso, si dimentica che la scuola dell'obbligo fino a 16 anni, voluta dalla costituzione dovrebbe aiutare ogni studente - anche quelli provenienti da ceti meno abbienti - a rimuovere le difficolta che gli impediscono un normale processo di apprendimento e il conseguente sviluppo di quei talenti che sono diversi da ragazzo a ragazzo.
Dolore e amarezza grande anche perché puntando al merito, la scuola non riesce a tener conto delle diversità degli studenti: per carattere, per intelligenza - esistono almeno 10 tipi di intelligenze - per talento. Di conseguenza i risultati non possono essere comparabili. Per questo motivo molti pedagogisti dicono che il voto a scuola andrebbe sostituito da un processo di apprendimento graduale la cui valutazione è implicita.
Dolore e amarezza grande in quanto puntando al merito ci si dimentica che la scuola è il luogo dove lo studente vive la sua prima esperienza sociale e che pertanto egli, prima ancora di imparare le varie discipline, deve poter fare esperienza quel bene relazionale senza la quale ogni sperienza sociale può miseramente frantumarsi.
A riguardo degli atti di violenza degli adolescenti, lo piscologo Piero Cavaleri dice che i giovani, nel loro processo evolutivo, hanno più che mai bisogno del bene relazionale, che andrebbe insegnato e soddisfatto primariamente nella scuola, permettendo così agli studenti di costruire rapporti sani improntati alla reciprocità. Auspicabile quindi l'istituzione in tutti gli istituti di almeno un'ora settimanale di educazione al bene relazionale.
La mancanza di questo bene relazionale - e qui siamo al punto più delicato della riflessione - produce negli adolescenti un vero trauma psichico a livello neurale, che non permette al singolo studente di gestire con equilibrio il rapporto tra i sentimenti e un corretto comportamento che escluda la violenza.
La morte dello studente Youssef Abanoub a diciotto anni per mano di un altro studente non può lasciarci indifferenti, ma dovrebbe portarci ad approfondire l'aspetto della violenza nei nostri giovani e soprattutto a capire in che modo la scuola possa permettere a tutti gli studenti di vivere una serena e equilibrata esperienza sociale.

Pasquale Lubrano Lavadera



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