Nazario D'Amato: Tirare la Scuola fuori dal guado con l'aiuto dei ragazzi
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| Lo scrittore Nazario D'Amato |
L’ultimo lavoro di Pasquale Lubrano Lavadera “Come una mongolfiera”, per i tipi della IOD (collana "cronisti scalzi" dedicata alla memoria di Giancarlo Siani), è un libro che si legge tutto d’un fiato, perché tocca corde che non ci sono estranee. La storia: una scuola problematica con alunni problematici in un contesto sociale problematico è il set in cui si realizza l’azione di uscita dal guado e di passaggio all’altra sponda, di disancoramento dal suolo e risollevamento al moto, di abbandono delle zavorre e presa del volo, di cui la mongolfiera è straordinaria metafora.
Storia dal doppio registro:
pedagogico didattico, rivolto all’interno di un mondo preciso, la scuola; squisitamente
narrativo, rivolto al lettore qualunque, esterno a quel mondo. E non meraviglia
che l’autore affronti con tanta sicurezza la materia, perché è uno scrittore - e
pittore - sensibile e attento alla persona, ma è anche un insegnante (in
pensione, ma ci sono lavori dai quali non si va mai in pensione, che ti
appartengono per tutta la vita e tu ad essi) che sa bene di ciò che parla. E,
come in una fruttuosa riunione di classe fra docenti e genitori che tengono a
cuore il bene del ragazzo e si arricchiscono e fanno tesoro delle rispettive esperienze
e punti non di vista, ma di osservazione, dalla lettura di questo romanzo
entrambi i destinatari ne escono arricchiti di nuove consapevolezze.
L’obiettivo dell’autore, quindi,
è chiaro: attraverso l’elaborazione di un’esperienza dare un suggerimento,
insegnare, in qualche modo stare ancora fra i banchi di scuola, fra i suoi
colleghi e i suoi ragazzi, perché parla ad entrambi.
Agli insegnanti sollecita la ricerca, mai
completamente esaustiva, di un adeguamento pedagogico e umano e relazionale con
i ragazzi tale da saperne cogliere non tanto e non solo i bisogni formativi, ma
di crescita complessiva della persona. Ai ragazzi, la capacità e la spinta a
mettersi in gioco e a non darsi per vinti perché c’è sempre una via d’uscita,
un’altra strada, nelle situazioni difficili. Sollecita, perciò, una pedagogia
fatta di complicità e di confronto in un campo, quello scolastico educativo,
fatto spesso di scontro e conflitto. Certo, ognuno non perdendo di vista il
proprio ruolo, anzi nella piena responsabilità del proprio ruolo.
Il lettore si trova avvinto dalla
storia perché il metro narrativo è fatto di continue aspettative del dopo, perché
Pasquale Lubrano maneggia bene la penna; ma, anche, perché si riconosce in una
dimensione sociale e umana che gli è appartenuta o ancora gli appartiene,
perché è stato un alunno, magari difficile; perché è genitore, magari
distratto; perché è un insegnante, magari senza entusiasmo. Perché nessuno di
noi è estraneo alla scuola. Lo scenario, poi, cioè l’ambiente geografico e
sociale in cui si muovono i protagonisti, Napoli con le sue bellezze e
contraddizioni, è un altro elemento attraente della lettura, perché è
sperimentato come luogo delle narrazioni di quei crogiuoli del vivere che la
letteratura, ma anche il teatro e la musica, raccontano; quindi, vocativo di
altri racconti, di altre storie, molte delle quali non aspettano altro che
essere raccontate, che è quello che fa il nostro autore.
Il contesto geografico sociale,
l’oggetto narrativo, il profilo dell’autore, indirizzano il lettore verso figure
storiche della formazione appassionata verso gli ultimi, e della letteratura
popolare nella sua accezione più franca e nobile, che sicuramente fanno parte
del bagaglio formativo, culturale e ideale di Pasquale Lubrano Lavadera, che ne
sono l’orizzonte valoriale, il terreno di gioco: don Milani e il parroco don
Giuseppe Rastello, come lui procidano ma pastore vesuviano. Se ne sente il
respiro, il soffio che mette in volo la mongolfiera la quale, “attivata
dall’immissione di aria calda, essa poteva innalzarsi e volare in alto, in una
passeggiata nel cielo, per consentire di lanciare lo sguardo sempre più lontano
e ammirare il paesaggio da nuovi punti di vista” dice l’autore nel prologo
descrivendo com’è avvenuto l’incontro con il pallone aerostatico. Ecco, lanciare
lo sguardo sempre più lontano e ammirare il paesaggio da nuovi punti di vista
è il messaggio di questo romanzo e la missione del professore scrittore Pasquale
Lubrano Lavadera, e il paesaggio su cui allungare lo sguardo, su cui s’apre
l’orizzonte non è quello geografico paesaggistico, ma la vita.
Nazario D’Amato


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