LAVORO IN UNA SCUOLA COME DOCENTE
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Ogni mattina mi alzo convinto di andare a spiegare la mia lezione. Poi entro a scuola e capisco subito che oggi, come ieri, non basterà.
Nei primi cinque minuti faccio il vigile urbano: separo due che litigano per una battuta scritta male in chat. Subito dopo divento psicologo, perché una ragazza piange senza riuscire a spiegare perché. Nel frattempo qualcuno mi chiede se può rifare la verifica “perché ieri stava male”, e lì passo automaticamente ad avvocato difensore, cercando di capire se è una scusa o una richiesta vera.
Quando finalmente apro il libro, scopro che metà classe è già altrove. Allora mi trasformo in animatore: cambio tono, invento esempi improbabili, faccio battute che a casa non racconterei a nessuno. Uno sbadiglia. Altro cambio ruolo: motivatore. “Dai, resisti, mancano venti minuti.” Mentire con eleganza è una competenza che nessun manuale ti insegna.
C’è poi quello che resta indietro, sempre. Lì divento assistente, mi abbasso, spiego piano, fingo che non ci sia fretta. Intanto controllo l’orologio ogni trenta secondi.
A fine ora mi chiedono consigli che non c’entrano niente con la mia materia: amicizie che finiscono, genitori che non ascoltano, paura di non valere abbastanza. E io ascolto. Perché so che, se non lo faccio io in quel momento, non lo farà nessuno.
Quando esco da scuola sono stanco morto, felice, perché in fondo è anche questo il ruolo di un professore, secondo il mio punto di vista. Penso sempre che se domani mattina non mi presento, qualcuno se ne accorge e a volte mi basta per farmi stare bene.
So che ci sono colleghi che non apprezzeranno questo mio pensiero: che l'unico ruolo che abbiamo è quello di educatori, ma la mia vita professionale è questa e spero che qualcuno la pensi come me.
dalla pagina facebook di Your Edu Action
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