Mario Pomilio e "Il quinto evangelio"
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| Mario Pomilio (1921 -1990) |
Ho scelto quel libro perché fu proprio "Il quinto evangelio" che mi permise di entrare in contatto con Pomilio, e fu l'inizio di un amicizia che non si è più interrotta, fino agli ultimi giorni della sua vita.
Un frase di quel romanzo, fra le tante che avevo sottolineato, la scelsi come epigrafe del mio secondo libro "Storia di Vincenzo".
Essa continua a stupirmi a parlarmi di lui: "Come ci parlano di un uomo le cose su cui egli ha esercitato la dolce pazienza delle sue mani!".
Ho pensato a tutti i suoi libri e li ho raccolti insieme e posti davanti a me in uno spazio della biblioteca accanto al tavolo dove lavoro ogni giorno. Voglio che il mio rapporto con lui vada oltre il tempo vissuto e spero che le sue parole continuino a parlarmi.
Tutto ebbe inizio una sera di ottobre del 1977, in cui fu ospite per la prima volta a casa mia con sua moglie Dora, a Sant'Anastasia, città in cui vivevo, avendo ricevuto lì il mio incarico di insegnamento. Gli parlai del mio primo libro "Signurì Signurì - tra gli scolari della Napoli che non conta" che era in pubblicazione per i tipi di Città Nuova.
Non solo volle leggerlo, ma si presentò alla presentazione a Napoli all'Istituto Bianchi a Montesanto e qualche giorno dopo mi trovai tra le mani la sua recensione pubblicata sulle pagine de Il Mattino.
Grande e infinito amore di un uomo che volle mantenere il rapporto con quel giovane docente di matematica che voleva inoltrarsi nell'accidentato mondo della scrittura.
Successivamente aggiunse le sue osservazioni critiche e mi elencò alcune considerazioni indispensabili per chi sceglieva di narrare o recensire libri.
Alcuni mesi dopo mi trovai, con Don Virgilio Marone, - viceparroco a sant'Anastasia, artefice di quella sua prima venuta a Sant'Anastasia al Convegno "La Cultura è vita" - , nella sua abitazione di Napoli in via Aniello Falcone, proprio nel giorno in cui fu ritrovato il corpo privo di vita di Aldo Moro.
Rannicchiato su una sedia davanti alla Tv lo trovammo sconvolto, smarrito e spaventato dinanzi a quelle immagini strazianti così cariche di violenza che il video trasmetteva.
Non nascose i suoi sentimenti di acuto dolore e il suo bisogno di un mondo di solidarietà e di vera fraternità fra tutti.
L'abbraccio che ci demmo in quell'istante era il segno evidente di un legame non solo fisico ma anche spirituale tra noi.
Quest'anno, quel mio primo libro è stato ripubblicato dalla IOD editrice e, con la complicità dell'editore, abbiamo posto come prefazione del libro la recensione di Mario Pomilio e la prima recensione ad esso scritta nel 1978 da un giovane giornalista Giancarlo Siani, ammazzato a 27 anni dalla camorra.
Mi è sembrato un segno profetico vedere insieme questi due nomi, Mario Pomilio e Giancarlo Siani. in copertina e nelle prime pagine di un libro che vuole ricordare a tutti che si nasce in una famiglia ma si rinasce ogni giorno, uomini o donne, in una Scuola che sa entrare nel mondo degli studenti per prendersi cura di ognuno di essi con amore vero.
Pasquale Lubrano Lavadera




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