CARO RENATO...

 

Renato Iovine

Caro Renato

la tua partenza ci lascia  addolorati e tristi perché  ci mancherai. Ci mancherai come amico, come imprenditore, come figlio della tua isola alla quale hai dato tutto te stesso.

La tua testimonianza, di come hai affrontato l'esistenza e in particolare in questo ultimo anno, resta per noi un esempio straordinario per vivere le tempeste della vita con coraggio. E di questo ti siamo infinitamente grati

Non posso non ricordare gli anni 80 quanto tu, giovanissimo ti trovavi insieme ai tuoi amici, miei ex alunni, Mimmo Di Biase, Michele Spinelli, Gianluca Cestari, Guido Esposito, nel mio studio  per condividere il sogno di un mondo unito e nella pace.

Mi legava a te anche  un rapporto familiare. Forse tu allora non lo sapevi, ma eravamo cugini di secondo grado essendo tua madre  cugina di mio padre, per il ramo materno. 

Ne avevo scoperti tanti di cugini fin dagli anni 60 alla Chiaiolella essendo quello il borgo dove mio padre era nato e provenendo da una famiglia  molto numerosa e con moltissimi cugini a cui era legato. 

Ricordo ancora  una discesa alla Chiaiolella proprio con mio padre perché doveva incontrare i tuoi genitori che si apprestavano ad aprire un primo ristorante  in un angolo del porticciolo. Avrò avuto allora dieci o undici anni.  

E' viva in me l'immagine di tua madre, gli occhi azzurri e i capelli biondi, che affettuosamente ci fece sedere ad uno dei primi tavolini approntati per la nuova attività, intrapresa in un grande spazio ancora disadorno. Il grande bus ci aveva lasciati nella silenziosa  piazzetta del porticciolo. 

Era l'epoca in cui anche mio padre aveva inaugurato in via Vittorio Emanuele, dove abitavamo, una pensione a conduzione familiare, e questo ci accomunò alla tua famiglia. Non immaginavo che, dopo non molto, avrei vissuto proprio alla Chiaiolella l'esperienza più bella della mia adolescenza, nella comunità parrocchiale con Don Michele Ambrosino.

Tua madre fu felice di vederci e ci offrì una bibita.  Era la prima bibita della mia vita. Da quella volta sempre ho avuto un sentimento di stima per la tua famiglia e per tuo padre che avrei rivisto  in seguito  per tanti anni, lungo i quali, passo dopo passo è andata sviluppandosi la vostra  decisa attività di ristorazione, una delle prime nell'isola.

Poi, quando negli anni 80,  ti incontrai nello studio dove io facevo lezioni private di matematica, fu una sorpresa per me saperti così giovane ma già interessato a riscostruire il nostro piccolo territorio  sui valori della fraternita. Memorabile resta l'andata al Genfest  nel Palaeur di Roma. 

Riallacciavo, inconsapevolmente, attraverso di te la mia vita con la tua famiglia in quei momenti in cui l'isola  seppur piccola, povera e  priva di grandi risorse turistiche osava far sentire  senza boria la realtà semplice ma ricca di armonia e bellezza a quanti vi si avventuravano.

Ho gioito nel vederti poi negli anni  prendere l'avvio deciso e moderno verso una professione adulta di ristorazione, divenendo il tuo albergo e ristorante uno dei punti forti dello sviluppo turistico dell'isola, portando avanti la tradizione familiare con slancio ed entusiasmo.

Non c'è stata volta in cui, scendendo alla Chiaiolella, non abbia fatto capolino nella tua azienda per un saluto e un sorriso, e tu sempre con la tua arguzia solare e il tuo umorismo schietto a ricordare e a rivivere  l'avventura della vita.

Ti porterò nel cuore insieme alla tua famiglia  nella speranza che  tutto quanto hai generato con la tua intelligenza e forza di volontà non abbia a spegnersi, ma possa rivivere  nei gesti e nel lavoro di chi ti ha amato e continuerà ad amarti.

Pasquale Lubrano Lavadera

 


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