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Visualizzazione dei post da novembre, 2024

UNA SCUOLA CHE EDUCA E NON PUNTA AL MERITO

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  I giovan di "Libera" si interrogano su come migliorare la società Uno dei fini, ritenuto fondamentale  nel processo educativo di ogni alunno, è lo sviluppo  della capacita di autonomia, affinché  egli  possa essere  libero e responsabile nelle scelte e nello stesso tempo capace   di migliorare la realtà sociale in cui vive, costruendo buone e corrette relazioni con le persone con le quali vive. Purtroppo la scuola italiana, in generale, non si è posta questo obiettivo. Infatti è difficile sentir parlare nelle scuole di "Bene relazionale". Imparare a costruire questo "bene"  dovrebbe essere la base   di ogni esperienza scolastica. Puntare al merito è un grande rischio, perché, oltre a chiudere l'alunno in una prospettiva individualistica, che  nuoce a se stesso,  procurerà danni sociali rilevanti nel periodo scolastico con conseguenze negative anche sul futuro. Non va infatti dimenticato che l'alunno vive  nella scuo...

LA SCUOLA RISCOPRA IL VALORE DELLA COMUNITA' EDUCANTE

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  La preside Tina Gesmundo di un Liceo di Bari, con le sue affermazioni, ha aperto un grande dibattito sul ruolo della scuola e della famiglia nell’educazione dei giovani. E questo è a parer mio   un bene perché se ne parla troppo poco. La preside   afferma   che è sgomenta di fronte alla violenza che incontra in alcuni alunni del biennio, ossia in quegli alunni che provengono   dalle medie ritenendo responsabili i genitori troppo permissivi. In realtà siamo tutti sgomenti   quando vediamo giovani adolescenti esercitare la violenza sui compagni, sulle aule e   nei comportamenti. E sgomenti lo sono in primo luogo i genitori che non comprendono le cause di tali atteggiamenti nei figli. L‘ho sperimentato negli ultimi anni della mia carriera scolastica   proprio in un biennio delle superiori. Ne ho parlato ampiamente in alcuni articoli pubblicati sul settimanale “Il nostro tempo” di Torino. Oggi, però, di fronte alle affermazioni della presi...

SAI QUALE è LA TUA INTELLIGENZA?

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E' necessario che la scuola abbandoni il sistema uniforme  oggi ancora in voga e passi gradualmente a una scuola centrata sull'individuo. Lo Afferma Howard Gardner che da anni con la sua equipe scientifica studia la mente umana e ci parla di intelligenze multiple. E' assurdo insegnare  nello stesso modo a 20 ragazzi in quanto ogni individuo è diverso mentalmente, ed  esistono ben 11 tipi di intelligenze: INTELLIGENZA LINGUISTICA esibita dai poeti nella forma più alta INTELLIGENZA LOGICO MATEMATICA (filosofi, matematici...) INTELLIGENZA SPAZIALE,  ossia la capacità di formarsi un modello mentale di un mondo spaziale e di manovrare e operare utilizzando tale modello (naviganti, ingegneri, chirurghi, scultori e pittori) INTELLIGENZA MUSICALE, ossia la capacita di comporre armonia e bellezza con le note musicale e di suonare strumenti musicali o dirigere un concerto (posseduta da Bernstain da Mozart e tanti grandi musicisti....)  INTELLIGENZA CINESTETICO-CORPOREA os...

E' INDISPENSABILE UN RAPPORTO DI COLLABORAZIONE TRA INSEGNANTI E STUDENTI

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Marshall B. Rosenberg (1934-2015)    Nella maggior parre delle scuole, che sono scuole in cui  si insegna la Dominazione - il ruolo degli insegnanti è quello di controllare le azioni degli studenti. Si dà per scontato che gli insegnanti sappiano quello che gli studenti hanno bisogno di imparare e come si devono comportare. Questo dà loro diritto di usare tattiche di potere sugli studenti (premi, punizioni, sensi di colpa, doveri, obblighi) per controllare le loro azioni. Sempre sulla base di questi presupposti, le autorità scolastiche definiscono unilateralmente  gli obiettivi di apprendimento. La maggior parte degli studenti, così, finiscono per vedere solo due possibilità; la sottomissione e la ribellione, e quegli insegnanti che non si sentono a proprio agio nel ruolo che è stato loro affidato si sentono intrappolati. Ma se vogliamo preparare gli studenti affinché un giorno sappiano creare e mantenere organizzazioni che arricchiscono la vita, ritengo che dovremmo ...

IN CRESCITA IL NUMERO DEGLI STUDENTI CHE ABBANDONANO LA SCUOLA

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Piero A. Cavaleri   Tutti pensano più o meno che se la Scuola funzionasse meglio la società ne avrebbe qualche vantaggio in più, anche perché dopo l'esperienza familiare la scuola è l'unico grande laboratorio sociale che il ragazzo vive dall'infanzia fino all'età adulta.  E poiché i ragazzi e i giovani sono il futuro della nostra società, dal buon funzionamento della Scuola dipenderà anche il nostro futuro nei rapporti sociali, nell'economia, e in campo lavorativo.    Ma quando una Scuola funziona bene?    Qui si apre un grande ventaglio di offerte formative, spesso anche in contrasto tra loro, di fronte al quale il Ministero della Pubblica Istruzione tenta di volta in volta di portare proposte, correzioni. aggiusti, trasformazioni, visioni unitarie, che si rivelano alcune volte utile, altre volte in contrasto con esperienze pedagogiche già collaudate, ed anche  insoddisfacenti.    E' l'esperienza vissuta in questi ultimi decenni: il docent...

LA SCUOLA RISCHIA DI CREARE DISADATTATI!

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CLAUDIO GIUNTA Non vogliamo che i nostri studenti vivano il presente da stranieri, vogliamo che tengano gli occhi aperti su ciò che li circonda e che imparino a conoscere e ad amare opere che hanno un rapporto meno mediato con la loro vita - non solo libri, dunque, ma anche film, canzoni, fumetti... Conosco molte persone che nonostante abbiano "fatto" a scuola la storia della letteratura, si trovano ad avere in testa, anziché conoscenze reali, delle etichette posticce. La macchina scolastica produce ancora troppa retorica, e la retorica produce stupidità: non è detto che ne produrrebbe di meno se cambiassimo i programmi scolatici, ma qualche rettifica potrebbe essere salutare... Una conoscenza reale, critica, di un numero limitato di temi, vale più della conoscenza superficiale del "tutto" che un corso di letteratura dalle origini ai giorni nostri (o l'equivalente in altri ambiti) promette di dare. Vogliamo formare delle persone che vivano bene il loro tempo...

LA SCUOLA SVILUPPA I TALENTI DEGLI ALUNNI

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Eleonora Cozzella Il talento è una dote, una predisposizione naturale, una particolare abilità in qualche settore, una facoltà creativa che ci distingue dagli altri. Nell'antica Grecia era un'unità di misura e poi una moneta, quindi un valore (più o meno grande) di scambio, una piccola ricchezza. Con questa parola nei secoli si è intesa un'inclinazione connaturata con la persona. ma come insegna il Vangelo di Matteo nella parabola dei talenti, non basta essere dotati di una quantità per averne merito: il talento va messo a frutto, valorizzato, coltivato per non sprecare il dono toccato in sorte. Noi siamo convinti che il talento in Italia sia stato distribuito in grande quantità tra i giovani di ogni età...  Sì, il talento ha bisogno di cure per esplicarsi... lo  studio, la dedizione, la forza di provare e riprovare, l'umiltà di attendere di essere pronti, di accettare gli errori e correggerli e di imparare dai migliori...Quindi ci vuole impegno.  I giovani hanno, perta...

Alberto Manzi: Importante la discussione in classe

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Le ho provate tutte, per cercare di  trasformare questa benedetta scuola, nel rispetto del bambino,   perché questo è il punto fondamentale.  Mi chiedevo , allora, per quale motivo  la scuola ignorava  gli studi di Piaget e di altri temi come la formazione del concetto... Quando io dicevo che, se volevo sollecitare la formazione di un concetto scientifico nel bambino, dovevo agire in un certo modo, i colleghi pensavano che io ero un insegnante un po' strano e non mi seguivano. Io comunque provavo con i miei ragazzi; loro sono stati un po' quelli che mi hanno aiutato a capire molte cose. L'imposizione  non forma un concetto  nella mente del ragazzo, si dimentica facilmente, oppure rimane in forma astratta nella mente e non provoca una crescita intellettuale. Ciò che andavo scoprendo e che mi interessava era che dentro la scuola bisognava ottenere una tensione cognitiva, una curiosità che spinge i bambini a voler sapere. Ed è necessario che io sappia q...

UNA SCUOLA PER TUTTI

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  Quando scrissi questo libro nel 1978, molti  intravidero nell'esperienza di Angela de Cimma, per gli amici Lillina, una grande novità e  capirono che la Scuola  doveva aiutare ogni bambino ogni ragazzo a sviluppare la sua intelligenza,  e non  riempire  la sua mente di un gran numero conoscenze, da certificare poi con il voto.  La Scuola doveva essere tutt'altra cosa, come affermava anche Alberto Manzi in televisione,  sottolineando che tutti i saperi  servono solo se diventano chiavi di lettura che il soggetto (bambino o adulto) può utilizzare  per leggere il mondo che gira attorno a lui, e in tal modo capire come rapportarsi col mondo. Anche il Ministero lo capì e  furono eliminati i voti e non si parlò più di conoscenze ma di sviluppo delle capacità.  Oggi, purtroppo sono tornati i voti e si parla alla grande di conoscenze, dalle elementari alle superiori. I libri dei ragazzi  delle medie sono ossessivamente pesa...