LA STORIA DI UN POPOLO NON E' SOLO IL RACCONTO DELLE GUERRE
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| Guerra in Ucraina oggi |
La Storia di un popolo non è solo il racconto delle guerre che si sono succedute da millenni.
Per essere onesti le guerre rappresentano i "punti oscuri" della Storia, gli arresti dello sviluppo e della crescita di un popolo, le grandi tragedie della popolazione con i relativi danni sociali e psicologici.
Possiamo considerarle come le "ombre" della Storia, pertanto, nel senso più vero, i libri di Storia dovrebbero raccontare anche le "luci", i momenti creativi e di sviluppo di una nazione, le paci durevoli, le faticose ricostruzioni, facendo con chiarezza intravedere ai nostri figli le nefandezze presenti in tutte le guerre, l'assurda e violenta decisione di un capo di Stato che, nella sua sete ingorda di dominio, decide di mandare i propri uomini e quelli del popolo aggredito al macello.
Mi domando: che differenza c'è tra i massacri che Napoleone e tanti altri imperatori attuarono nelle loro numerose guerre scatenate per estendere il proprio dominio e la guerra dichiarata di Hitler agli Stati Europei e agli ebrei, e le guerra che attualmente si registrano tra Israele e la Palestina, o tra la Russia e l'Ucraina e in tutte le altre 60 guerre in corso sul pianeta Terra?
Forse l'unica differenza riscontrabile e nell'uso di armi sempre più sofisticate e nell'accresciuta sensibilità di molti cittadini che vedono e sentono le guerre come veri e propri atti di violenza.
Purtroppo, nella maggior parte dei libri di Storia leggiamo ancora prevalentemente una elencazione di racconti di guerre presentate come la Storia di un Popolo.
E questo, a pare mio, oggi rappresenta un falso ideologico perché bisognerebbe raccontare che cosa hanno lasciato le guerre all'interno di un popolo, ossia le lacerazioni profonde che hanno prodotto e che chiedono anni per ricostruire ciò che si è perduto, facendo ben risaltare il fatto dolorosissimo delle vite umane annientate che non potranno mai più essere restituite.
Inoltre bisognerebbe dare grande spazio alle conquiste scientifiche ai problemi economici, allo sviluppo del pensiero e della cultura, allo sviluppo della ricerca medica e a quant'altro ha fatto avanzare la civiltà nelle nazioni,
Oggi, per la nuova sensibilità alla pace e alla concordi fra gli Stati, come diceva la fondatrice dei Focolari, l'italiana Chiara Lubich, bisogna lavorare tutti insieme, nel rispetto delle proprie fedi e delle diverse convinzioni personali, per costruire dovunque una cultura di pace, se vogliamo "un mondo unito" in cui la patria altrui sia amata come la propria. E le scuole che formano gli uomini del futuro non possono sottrarsi a questo doveroso impegno.
Proprio in virtù dell'appello della Lubich, in molte citta del mondo alle ore 12 della giornata, gruppi di cittadini si fermano per il time-out per la pace, con un minuto di silenzio nella riflessione o nella preghiera.
In questa prospettiva i libri di Storia andrebbero cambiati perché molte sono state le voci nel 900 che si sono levate con forza contro ogni guerra... Mio padre era partito nel 1940 per l'Albania convinto che andava a difendere bla patria. Arrivato in Albania si rese conto che era invece partito per togliere la patria agli albanesi e ai greci. E intui per la prima volta dell'ipocrisia presente nelle guerre e la sua voce, almeno con noi figli, si levò sempre contro ogni guerra.
Fu infatti fallimentare quell'operazione bellica da lui vissuta in tre anni e sempre ha voluto raccontarci che, nella tragica ritirata, quel poco che restava dell'esercito italiano, privo di tutto, si salvò grazie alla generosità dei cittadini albanesi che diedero viveri vestiti scarpe ai pochi sopravvissuti soldati italiani.
Questo dovrebbe raccontare la Storia, e non solo le battaglie le vittorie e le sconfitte, perché i giovani di oggi hanno diritto a sapere che l'aspirazione alla pace e alla concordia tra i popoli è un bisogno vitale presente nel profondo di ogni essere umano.
Pasquale Lubrano lavadera


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