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I LIBRI DI STORIA VANNO CAMBIANTI PERCHE' NON DICONO TUTTA LA VERITA?

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    I nostri studenti sottoposti ad una dannosa valanga di notizie Ho davanti a me un testo di Storia, di una terza classe superiore, considerato uno dei migliori. Mi sono addentrato nel primo capitolo relativo all'XI secolo, poi mi sono addentrato nel secondo relativo al XII secolo e infine nel terzo... Sgomento e perplesso   mi sono fermato ed ho pensato: Poveri ragazzi!!!   Come potranno digerire una cosi densa, pingue e pretenziosa descrizione della storia? Non si corre veramente il rischio di allontanare per sempre uno studente dalla ricerca storica?  Sottoporre lo studio della storia agli allievi,   così come questo dotto volume chiede,   non è realmente  una tortura violenta, capace di creare nei nostri alunni una acuta sofferenza mentale e disaffezione per la materia?  Ne ho sfogliato anche qualche altro e sempre mi sono trovato di fronte a testi enciclopedici con approfondimenti, rimandi, spiegazioni ampie e prolungate delle lott...

IL RISPETTO PER I DOCENTI

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Foto da Robot.Exstrabladet.dk Il rispetto per i docenti sempre, da parte delle famiglie e da parte degli alunni e alunne. Rispetto, però, che non significa condivisone di metodi e di scelte di un docente che non mostra sensibilità e attenzione verso il non facile mondo dei nostri adolescenti, che vivono forse la più delicata stagione della loro vita. Un docente o una docente che, nel rapportarsi con studenti e studentesse di Istituto superiore, non tiene conto del difficile passaggio dall'infanzia alla gioventù, nella non sempre facile ricerca di un proprio io, manca di rispetto verso gli allievi e le allieve, perché non tiene conte che lo sviluppo delle capacita intellettive di una persona, come afferma Carl Rogers, emergeranno pian piano negli anni con ritmi diversissimi da un alunno all'altro. Come pure non dovrebbe mai esserci comparazione tra alunno e alunno, perché ogni essere umano è unico e irripetibile e pertanto il sistema dei voti a scuola può trasformarsi...

Perche' tanta violenza nel mondo?

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Io credo che la violenza venga dal modo in cui siamo stati educati, non dalla nostra natura. Sono d'accordo con  il teologo Walter Wink che crede che dall'inizio della civilizzazione, almeno 8000 anni fa, siamo stati educati in un modo che rende la violenza piacevole. Questo tipo di educazione ci allontana dalla nostra natura compassionevole.1 Perché siamo stati educati in questo modo? Questa è una storia lunga. Non ve la racconterò in dettaglio in questa occasione. Vi dirò soltanto che è iniziata molto tempo fa con i miti sulla natura umana che descrivono gli uomini come fondamentalmente malvagi ed egoisti e ci hanno raccontato che il bene nasce quando le forze del bene schiacciano le forze del male. Abbiamo vissuto questa mitologia distruttiva per lungo tempo e questa mitologia è accompagnata da un linguaggio che de-umanizza le persone e le trasforma in oggetti. Abbiamo imparato a pensare in termini moralistici e nel nostro vocabolario abbiamo parole come  giusto, sbagliato,...

LA MENTALITA' DEL BUSINESS FUORI DALLE NOSTRE SCUOLE

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  La leadership è ormai diventata una parola sacra della nuova religione del capitalismo del XXI secolo. Non c'è dipartimento universitario che non abbia almeno un corso di Leadership.  Anche gli ambienti ecclesiali ne sono abbagliati e ammaliati...C'è qualcosa di veramente  importante e preoccupante, se cerchiamo di proiettarci nel futuro prossimo. Mi riferisco  alla presenza della cultura della leadership nel "mondo della scuola"....La mentalità del  business  e della consulenza  dalle grandi aziende  sta migrando ovunque e quindi entrando pesantemente  nel mondo della scuola, e non escludo che a breve si estenda anche nelle scuole primarie. Il cambiamento, infelice, del nome del ministero dell'Istruzione (e "del merito") aveva già segnalato un cambiamento significativo di cultura educativa nel Paese, perché la meritocrazia e la leadership sono due facce della stessa medaglia: il leader è diverso dal vecchio "dirigente" o "capoufficio...

Alberto Manzi: Perchè non do i voti ai miei alunni!

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Alberto Manzi   Classificare dando una votazione o un giudizio di merito comparativo, a livello di scuola dell'obbligo, nel pieno sviluppo evolutivo, nel primo impatto e nel successivo adeguamento e nelle ricerche di strutture per una vita scolastica "migliore", significa voler dimenticare che la scuola è tale solo se insegna a pensare, solo se aiuta a immettersi con libertà nella società. Classificare significa impedire un armonioso sviluppo intellettivo, rispettoso dei tempi di crescita individuali; significa impedire un apprendimento cosciente, che nasce, cioè, da un continuo osservare, ragionare, discutere sulle cose; ricerca, questa, che non è mai priva di errori, di incompletezze. Ora se si classifica, l'errore, l'incompletezza, suscita "terrore", per cui si tende ad evitare la causa del terrore copiando, imparando a memoria definizioni fatte da altri, ecc. Classificare significa obbligare ad accettare definizioni stabilite, impedire il ragionament...

Timothy King: Se i ragazzi non accolgono le nostre lezioni

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Timothy King Nella mia formazione come insegnante, molti anni fa, mi è stato annunziato un principio pedagogico fondamentale: se i ragazzi non accolgono ciò che tu dici, non è colpa loro. La responsabilità è sempre dalla parte di chi insegna, che ha il dovere di capire se il ragazzo possiede  gli strumenti minimi necessari per comprendere quanto vuoi insegnargli.                                                                                        Timothy King (Pedagogista)

LA BIBLIOTECA COMUNALE COME UN "PRONTO SOCCORSO"

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In dialogo con il Prof. Pasquale Lubrano Lavadera sulla Biblioteca Comunale Don Michele Ambrosino   di Procida   Prof. Lubrano Lavadera quando si parla della Biblioteca don Michele Ambrosino di Procida il pensiero di tanti va alla sua persona. Ci dice come è nata questa sua idea di recuperare un progetto così particolare come quello di far rivivere una Biblioteca   in un Comune così piccolo per estensione e per numero di abitanti? Ho sempre pensato, con Antonella Agnoli, la più grande esperta italiana, che la Biblioteca in una citta o in un isola come la nostra sia   un presidio di democrazia, quello che un tempo erano le piazze. Lei dice che dovrebbero avere la stessa importanza di un Pronto Soccorso. Affinché questo avvenga devono oggi diventare posti accoglienti   che offrono quello che non c’è in casa, ossia soprattutto luoghi aperti di incontro e di dialogo. Anche le chiese nascevano per essere luoghi di apertura e di dialogo e poi sono diventati ...