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Anna Maria Ortese: Ragione e vita

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  Anna Maria Ortese  (1914-1998) Le parole "ragione" e "vita" mi sono parse sempre così grandi; ma adesso mi mi sembrano così infinitamente più grandi, che provo un senso di sgomento pensando di averle pronunciate forse tranquillamente...Vedo la vita come un mare; e questo mare, ai miei occhi, è immortale. E la ragione è ciò che vede questa immortalità. Ma non è dell'uomo, la ragione; gli passa accanto, lo sfiora; un attimo solo. Poi l'uomo è di nuovo solo. Questo è il nostro vivere. Non sappiamo quando siamo noi, e quando siamo la ragione. Forse quando siamo noi, non siamo che vuoto e sofferenza; e siamo noi stessi, abbiamo vera identità quando la ragione manda la sua luce fino a noi. Anna Maria Ortese da Corpo celeste  Adelphi 1997, p. 107

Anna Maria Ortese: Essere accanto all'uomo che soffre

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  Anna Maria Ortese (1914-1998) «Non dite una parola sul dolore del fratello. Il fratello (professore o altro) sta lì svenuto e voi pensate a sempre nuovi congressi. Oh, smettetela: il dolore, sotto i congressi, non cessa. Lo spirito dell’uomo ha bisogno di parole modeste, una stretta di mano perfino potrebbe bastargli. Oh, il dolore di chi muore solo». Anna Maria Ortese da Anna Maria Ortese, Alonso e i visionari, Adelphi, 1996

Una ragazza di sedici anni si uccide per i brutti voti a scuola

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E accaduto ieri a Roma. Marta aveva solo  16 anni, una bella famiglia e tanti amici, ma a scuola collezionava voti non buoni.  Marta oggi non è più tra noi. La scuola, prima esperienza sociale dei ragazzi e dei giovani, dovrebbe tenere in maggiore considerazione le condizioni psicologiche del preadolescente e dell'adolescente, allorquando l'essere umano è in una situazione di fragilità emotiva  e dove l'Io va formandosi lentamente. E' proprio in questa fase della vita che le insicurezze le paure le difficolta del vivere appaiono speso in una dimensione tragica a tal punto da sconvolgere l'equilibrio emotivo . La scuola non può continuare a trattare i nostri ragazzi e ragazze come dei robot da addestrare e a cui chiedere prestazioni. La Scuola non può continuare a fare statistiche sulla bontà o meno dei processi di apprendimento a secondo i risultati delle prove INVALSI.  La scuola non può e non deve classificare gli individui con voti che sono spesso discriminanti, ...

Una scuola elementare al collasso

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scuola Montessori Ieri pomeriggio il mio nipotino che frequenta la terza elementare di una rinomata scuola del Nord  uscendo da scuola alle 16 del pomeriggio, venendomi incontro, con gli occhi che gli luccicavamo ho ha detto: "Nonno una bella notizia, lunedì 25 non si va a scuola!!" Al che gli ho risposto: "Che bello così potrai riposarti un po', giocare e fare tante altre cose..." Ma in cuor mio c'era tristezza perchè quella gioia del bambino nasceva da una visione negativa dell'esperienza scolastica. E mi sono ricordato di quanto diceva Maria Montessori sulla scuola dell'infanzia e sulla scuola elementare: "I ragazzi devono andare a scuola con gioia  perché solo nella gioia e nella serenità si apprende e si prova interesse, quell'interesse indispensabile per la conoscenza." Lei infatti aveva eliminato voti, registri e cattedra ed aveva chiamato le sue scuole "La casa dei bambini". E invece assistiamo in molte scuole elementa...

Scuola elementare stritolata tra complesso di inferiorità e Prove INVALSI

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  Continuo a verificare  avendo nipoti che frequentano le elementari che tale scuola sia oggi stritolata tra  complesso di inferiorità rispetto alle scuole di secondo grado e ancor più dalle Prove INVALSI che tentano di annullare "una scuola per tutti e a misura di ciascuno".  Eppure siamo tutti convinti della necessità di avere una siffatta scuola, slacciata da pastoie burocratiche e che parta da un rapporto educatico basato sull'accoglienza, sulla condivisione, sulla personalizzazione, sul rispetto dei ritmi di apprendimento e che sappia farsi carico di ogni bambino senza pretendere risultati al di sopra delle sue capacità. Sono infatti rimasto confuso ed amareggiato da un compito di italiano assegnato a un bambino di 8 anni che frequenta la terza elementare. La maestra ha dettato l'inizio di una favola poi ha messo tre puntini ed ha assegnato il seguente lavoro per casa: A - Concludi lo svolgimento della favola; B - Utilizza solo una volta un discorso diretto; C -...

Umberto Galimberti: Non tutti possono essere insegnanti

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  Umberto galimberti L’insegnante deve insegnare. Per farlo serve una capacità empatica e comunicativa, la fascinazione. Se non apri il cuore, non apri nemmeno la testa delle persone. Gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un test di personalità che valuti queste cose. Se uno non sa affascinare è meglio che cambi lavoro. Educare vuol dire condurre qualcuno all’evoluzione, dall’impulso all’emozione, dall’emozione al sentimento. Un ragazzo che ha sentimento non brucia un migrante che dorme su una panchina, non picchia un disabile. Se queste cose accadono è perché la scuola non ha educato. Per educare bisogna avere a che fare con la soggettività degli studenti, che oggi è messa fuori gioco. Se è vero che al posto dei temi si fa la comprensione del testo scritto, si è spostata la valutazione dalla soggettività alla prestazione. A questo punto è chiaro che anche la scuola è serva del modello tecnico. I ragazzi non contano più come soggetti ma solo nelle loro prestazi...

Una terza alternativa per la SCUOLA

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La scuola Elementare Morelli di Ravenna che ha sperimentato il progetto Vivere la Pace nella sue classi Quando i bambini sperimentano relazioni di mutualità, che arricchiscono la vita, riescono a dare il meglio di sé.  Sperimentare queste relazioni nella Scuola è particolarmente importante per quei bambini che nelle loro case, nei loro quartieri, nei loro paesi, hanno imparato che esistono solo due alternative: sopraffare o essere sopraffatti. Dobbiamo pertanto mostrare una terza alternativa: una Scuola in cui studenti ed insegnanti si relazionano come partner, come collaboratori, una Scuola dove dove ogni interazione è ispirata all'educazione non violenta, una Scuola comunità di apprendimento piuttosto che un'istituzione gerarchica impersonale.  I giovani cominciano a vedere tale Scuola come luogo di esplorazione, un luogo dove condividere idee e sentimenti, un luogo sicuro ed entusiasmante dove ogni bambino è ascoltato e valorizzato e dove lo spirito uma...