LA SCUOLA SPESSO TRADISCE LA COSTITUZIONE

 


Una Scuola che afferma la necessità di "un percorso tutto in salita che chiede impegno e volontà "; una Scuola che chiede di puntare alle competenze e al merito e che accusa DI DEBOLEZZA le famiglie e PUNISCE i ragazzi svogliati, è una Scuola che non conosce la psicologia dell' educazione e può DANNEGGIARE LA VITA DI MOLTI ALUNNI.
I ragazzi non sono macchine che possono rispondere a comando: l'esercizio della volontà e di tutte le capacità di un essere umano non è qualcosa di automatico, in quanto ogni alunno è un essere umano in evoluzione.
Sì, è necessario prendere coscienza che c'è un processo evolutivo in atto che li trasforma giorno per giorno e che crea in loro bisogni e sentimenti sempre nuovi di cui la Scuola non può non tener conto.
La volontà, della cui mancata applicazione si dà spesso colpa ai ragazzi, è una delle capacità intellettive più importanti che la scuola deve aiutare a sviluppare. Lo diceva anche Socrate un po' di tempo fa.
Le competenze devono essere il frutto maturo di una crescita intellettiva e umana non il fine immediato della scuola. " Date ai ragazzi gli strumenti adatti e lui apprenderà da solo" affermava Maria Montessori, donna ancora poco conosciuta in Italia.
La corsa al voto è deleteria - Maria Montessori infatti li aveva eliminati come pure i registri e quant'altro...- perché ogni ragazzo è diverso dagli altri, come pure diversi sono i talenti che ciascuno possiede e diverse sono le intelligenze, per cui ogni strumento didattico che crea comparazione e competizione è deleterio.
Si apprende nella serenità e sperimentando un clima di piena accoglienza, dove il "bene relazionale" fra tutti crea la premessa indispensabile per ogni tipo di apprendimento.
Purtroppo - vorrei sbagliarmi- la Scuola italiana non sembra molto interessata a queste ultime scoperte della psicologia relazionale, né alle scoperte di H. Gardner sulla mente umana che evidenziano le diverse intelligenze degli alunni.
E' ormai un dato scientifico accertato che ogni alunno è un essere unico e irripetibile per sensibilità, carattere, capacità, talenti e intelligenza, e pertanto omologare criteri di valutazione e puntare al merito può risultare elemento di divisione e di conflittualità e in casi estremi di violenza.
Aver aggiunto alla parola "istruzione" anche quella del "merito è, a parer mio, una scelta molto discutibile.
Solo quando il ragazzo si sente profondamente accolto dal docente, con le proprie caratteristiche e con i suoi piccoli o grandi talenti, e con le sue incapacità; solo quando non deve affannarsi a raggiungere un livello che è fuori della sua portata, l'alunno trae beneficio da quello stato di benessere psico-fisico che lo proietta con serenità nel percorso didattico che gli viene presentato.
L'ho sperimentato spesso nei miei anni di insegnamento. Al contrario tutte le volte che è stata evidenziata la comparazione e la relativa competizione, senza creare quel rapporto educativo di comprensione e di collaborazione reciproca tra docente e alunno, si sono create situazioni di ansia o di conflitto che hanno danneggiato l'apprendimento.
Il merito (ossia il buon livello di apprendimento) in un alunno, che pure viene certificato, è un dono che deve essere motivo di accrescimento per l'intera classe, come sperimentava don Milani a Barbiana, quando chiedeva agli alunni che avevano assimilato bene un argomento di sedersi accanto a quelli che facevano più fatica.
Diversamente la scuola inconsapevolmente crea "mostri sociali" che domani porteranno grandi danni nella vita civile e sociale dell' umanità, in quanto meritevoli di sentirsi superiori agli altri.
Ricordo, per chi lo avesse dimenticato, che la Scuola voluta dalla nostra Costituzione è una scuola per tutti e a misura di ciascuno che deve rimuovere le difficoltà che il ragazzo incontra nel processo di apprendimento o in qualsiasi altra attività
Oggi, spesso, in molte scuole non solo non si rimuovono le difficoltà negli alunni, ma si creano situazioni di totale blocco soprattutto nel primi anni delle scuole superiori, di qui il fenomeno crescente degli abbandoni scolastici e del numero più alto di bocciature.
Ho incontrato docenti che nei primi anni delle superiori, tra l'altro ancora nell'obbligo scolastico, che, di fronte a difficolta evidenti di qualche alunno, non hanno mai "abbandonato la cattedra" per mettersi accanto a quell'alunno nel solo intento di eliminare l'ostacolo che impediva al ragazzo di lanciarsi nella nuova avventura didattica.
Diceva Maria Michela Di Costanzo, dirigente scolastica: "La Scuola nata dalla Costituzione si prende cura di ogni ragazzo o giovane e non trascura quelli che presentano molte fragilità.. Opera insieme alla famiglia nella formazione interiore e intellettiva dei suoi alunni e, quando è necessario, aiuta anche la famiglia a recuperare quei valori formativi di cui spesso la famiglia per inesperienza è priva."
Non quindi conflitto scuola-famiglia ma forte intesa e condivisione piena, affinché ogni ragazzo possa sentire, in qualunque situazione si trovi, piena stima e fiducia da parte della scuola e della famiglia e, perché no, scoprire la gioia di apprendere e conoscere e raggiungere il "merito" che gli compete senza sentirsi diverso dagli altri compagni.

Pasquale Lubrano Lavadera
29-10-1944



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