GALIMBERTI: LA NOSTRA SCUOLA ...NON EDUCA

UMBERTO GALIMBERTI

 "Io non ho nessuna difficoltà a dire che la nostra scuola al massimo istruisce, quando ci riesce, ma non educa. Non è sufficiente che un professore sappia la sua materia per andare in classe, è necessario che il professore sia fornito di un'empatia sufficiente da coinvolgere gli studenti".

Con queste parole il filosofo Umberto Galimberti invita a riflettere sul significato più profondo dell'insegnamento. Insegnare è una missione, uno dei lavori più gratificanti, soddisfacenti e premianti.

Lasciare in eredità, tramandare il proprio sapere permette di osservare la vera crescita di uno studente, che non si limita solo alla quantità di materie assimilate ma ad un evoluzione dell’uomo in senso di umanità, umiltà, rispetto verso gli altri, condivisione di spazi e di pensieri.

A tal proposito il filosofo è intervenuto su questo argomento spiegando che il vero insegnante è colui che mette il cuore prima dei “contenuti”, queste le sue parole: “Istruire significa far passare dei contenuti da chi li possiede a chi non li possiede. Già Platone aveva avvertito che la mente non si apre se prima non si è aperto il cuore”.

Accade proprio così, riusciamo ad aprire la nostra mente e quindi ad assorbire più velocemente e con più consistenza solo ciò che tocca davvero il nostro cuore. Non a caso gli studenti vengono definiti “più portati” a svolgere una materia piuttosto che un’altra.

Quella per cui li definiscono “più portati” è quella che tocca le loro corde, che li fa sentire in un mondo tutto loro, conosciuto.

Ma l’esperto con il suo pensiero vuole portare l’istruzione su altri fronti, vuole descriverla come “lavoro capace di elevare l’uomo”: “L'educazione è quella di aprire il cuore: cioè quella di far passare i ragazzi dalla pulsione con cui si esprimono quando fanno “i bulli”, alle emozioni. In modo che abbiano una risonanza emotiva dei loro comportamenti. In modo che evitino di fare cose scellerate senza avere la minima emozione di fare cose scellerate ”.

Secondo Galimberti la scuola è il posto dove il bambino viene a conoscenza delle sue emozioni, dove può innanzitutto riconoscerle e denominarle e successivamente anche trasformarle. Passando dall’aggressività, dalla pulsione incontrollabile alla passione per qualcosa che può diventare un’opportunità di crescita incredibile. “Poi, dalle emozioni passare alla cura dei sentimenti. Questo significa educare”, conclude l’esperto.

Galimberti in questo suo intervento analizza a fondo i termini educare, istruire ed insegnare.

Per l’esperto, come abbiamo già detto, vanno al di là dei contenuti, hanno l’obiettivo principale di costruire un individuo capace di emozionarsi, di vivere con pienezza la vita. Inoltre il filosofo invita gli insegnanti a scoprire cosa si nasconde oltre la violenza e l’aggressività di uno studente “bullo”. È un passo coraggioso, arduo, ma a volte quell’impeto può rivelare delle capacità che attendono solo di essere scoperte. A scoprirle può esserne capace solo un grande maestro.


di NATALIA SESSA

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