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Non riusciamo a manifestare le nostre emozioni

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Il nostro repertorio di parole utili per affibbiare  etichette alle persone è spesso assai più grande del nostro vocabolario di parole che ci permettono di descrivere con chiarezza il nostro stato emotivo. Ho studiato in scuole americane per 21 anni e, in tutto quel tempo non mi ricordo nessuno che mi abbia chiesto come mi sentivo. I sentimenti, semplicemente, non erano ritenuti importanti. Quello che contava era "il modo giusto di pensare". - come veniva definito da coloro che  occupavano posizioni di ruolo e di autorità. Ci viene insegnato ad essere "orientati verso gli altri" anziché ad essere in contatto con noi stessi. Impariamo soprattutto a "rifugiarci nella nostra testa" chiedendoci: " Che cos'è che gli altri pensano  che sia giusto che io dica o faccia?" Questa difficoltà di esprimere i sentimenti è assai comune e, nella mia esperienza, è ancora più diffusa presso gli avvocati, gli ingegneri, gli ufficiali di polizia, i dirige...

Una Scuola non ancora Scuola

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La scuola italiana spesso non educa al "bene relazionale"; il linguaggio dei sentimenti e delle emozioni, che è il principale linguaggio che può aiutare lo studente a maturare come persona, è pressoché assente dalla maggior parte delle istituzioni scolastiche e da ogni programmazione, con gravi danni nella vita degli studenti.  La psicologia ci informa che che se un individuo non riuscirà a costruire corretti rapporti con i suoi simili, sarà infelice per sempre. E' quindi un dovere della Scuola, che accoglie individui in formazione, aiutare questi individua a conoscere se stessi  ad apprendere il linguaggio del cuore, l'unico linguaggio che arricchisce la vita orientandola verso il bene relazionale. 

La scuola di Barbiana di Don Milani

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La scuola di Barbiana Michele Gesualdi  è stato uno degli alunni della scuola di Barbiana di Don Milani. Nel suo ultimo libro "Don Lorenzo Milani, l'esilio di Barbiana" Gesualdi ricorda quel periodo della scuola come un momento particolarmente significativo della sua vita. Ne riportiamo alcuni passi. La scuola di Barbiana: una scuola che si impone, fin dai primi passi, con l'attraente novità di rompere i vecchi schemi e tenere insieme seduti allo stesso tavolo, credenti e non credenti, militanti di partiti e sindacati diversi, uniti dalla voglia del sapere e dal desiderio di riscatto sociale. Fatto sconvolgente per un epoca in cui si elargivano distintivi da mettere all'occhiello per marcare le differenze... Un giorno un ragazzo di solida famiglia cattolica criticò don Lorenzo Milani dicendogli: "Ma lei insegna anche a chi è comunista e dichiarato nemico della Chiesa. Lui rispose: "Io insegno il bene e ad essere una persona migliore, se poi cont...

Quando Gandhi perse una scarpa

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Gandhi L'amicizia è necessità. Esigenza dettata dall'intelligenza emotiva. Si narra che un giorno Gandhi, salendo su un treno avesse perso una scarpa sui binari, tra il vagone e la banchina. Tentò di prenderla, ma era impossibile, e il treno stava per partire. Così, si tolse l'altra scarpa e la buttò vicino a quella caduta. Chi era con lui, gli chiese stupefatto perché mai avesse deciso di buttare la scarpa che gli era rimasta, e il Mahatma rispose sorridendo: "Un povero che trova una sola scarpa non sa che farsene. Buttando anche l'altra, almeno lui potrà gioire del mio paio di scarpe". Nella sua coniugazione più nobile, l'amicizia ha proprio questo significato: non serve per sé ma per entrambi, non è visione egocentrica ma relazione svelata. A cosa serve tenere per sé una scarpa spaiata? Che senso avrebbe se l'amicizia fosse un sentimento declinabile solo per se stessi? Che significato potrebbe mai avere la vita se fosse soltanto un gioco con ...

L'educazione che arricchisce la vita

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George Miller Sono d'accordo con lo psicologo George Miller che ha scritto: "I problemi più pressanti dl nostro mondo sono problemi che noi stessi abbiamo creato: Non sono stati creati da una Natura inanimata, malvagia e crudele, né siamo stati puniti per volere divino. I nostri problemi sono problemi umani, la cui soluzione richiede che cambiamo il nostro comportamento e le nostre istituzioni sociali." L'educazione che arricchisce la vita si concentra su come gli insegmanti possono offrire delle opportunità di apprendimento che permettano agli studenti di diventare una forza positiva nella risoluzione dei problemi umani. Gli studenti possono imparare ad arricchire le proprie vite e ad aiutare gli altri ad arricchire le loro. Marshall B, Rosenberg da Marshall B. Rosenberg, L'educazione che arricchisce la vita, Edizioni Esserci, Reggio Emilia

A scuola i bambini vanno ascoltati e valorizzati

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Quando i bambini sperimentano relazioni di mutualità, che arricchiscono la vita, riescono a dare il meglio di sé. Sperimentare queste relazioni è particolarmente importante per quei bambini che nelle loro case, nei loro quartieri, hanno imparato che esistono solo due alternative: sopraffare o essere sopraffatti. Ma c'è una terza alternativa che è più piacevole e funziona meglio per tutti: una scuola in cui gli studenti ed insegnanti si relazionano come partner, come collaboratori... una comunità di apprendimento piuttosto che una istituzione gerarchica impersonale. I giovani cominciano a vedere la scuola come un luogo di esplorazione, un luogo dove condividere idee e sentimenti, un luogo sicuro ed entusiasmante dove ogni bambino è ascoltato e valorizzato e dove lo spirito umano è nutrito e può crescere. E c'è di più. Quando diamo ai nostri studenti la possibilità di sperimentare relazioni basate sul rispetto e l'attenzione reciproca, non solo promuoviamo il l...

Ogni giudizio su noi o sugli altri produce stress

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Marshall B. Rosenberg   Ogni parola che abbiamo nella mente, che prende la forma di un giudizio moralistico, che prende la forma del verbo essere, che definisce che cos'è una persona, che dice  ciò che questa persona è, parole del tipo: giusto o sbagliato, buono o cattivo, conservatore o liberale, terrorista o uno che lotta per la pace, normale o non normale, intelligente o stupido, per ogni parola così noi dovremo pagare, il nostro corpo stesso dovrà pagare.  Nei testi di medicina, questo modo di pensare viene definito pensiero di" tipo A", perché quando viene diretto verso gli altri, crea rabbia, quando lo dirigiamo verso noi stessi crea depressione, sensi di colpa o vergogna.  Pensare in questo modo non solo indebolisce il nostro potere con le persone, ma produce uno stress enorme nel nostro corpo: L'unica cosa peggiore di questo modo di pensare è il fatto di rendersene conto e poi dire che c'è qualcosa che non va in se stessi, perché si ha questo ti...