UNA STORIA DI VIOLENZA CHE PONE TANTE DOMANDE E CHE OFFRE UNA PRIMA RISPOSTA
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| Vanda Veneziani, Maria Francesca Borgogna e Pasquale Lubrano Lavadera |
Ho presentato il 14 marzo 2026 il mio libro "Come una mongolfiera - quando i ragazzi salvano la scuola" (Edizioni IOD) nella sala consiliare del comune di Procida.
L'incontro ha avuto inizio con le parole del Sindaco Dino Ambrosino che ha sottolineato la violenza estrema della guerra e chiesto un minuto di silenzio per tutte le vittime della guerra in varie parti del mondo e nella speranza di giungere alla pace.
Avevo accanto a me la professoressa Maria Francesca Borgogna e la signora Vanda Veneziani che avrebbe letto qualche brano del mio libro
Dico subito che ho avuto qualche difficolta iniziale a rispondere alle domande che la professoressa Maria Francesca Borgogna mi rivolgeva, perché sapevo benissimo che il mio libro raccontava una storia di violenza, quindi un libro non facile e abbastanza scomodo che, indirettamente, metteva in discussione quei metodi repressivi, ancora usati in molte scuole, ogni qualvolta si manifesta la violenza comportamentale degli studenti.
Violenza che non viene percepita come disagio psichico, ma come una vero e proprio misfatto o colpa da espiare.
Quante volte abbiamo sentito negli anni in cui eravamo studenti la minaccia di poter essere espulsi da tute le scuole italiane, qualora avessimo commesso qualcosa di grave e di violento?
Per la verità, è inutile nasconderlo, ci sono molti docenti e presidi che ancora oggi non considerano l'alunno, una la persona dotata di anima, corpo e psiche, anche perchè le ultime scoperte della scienza sono emerse solo da una cinquantina di anni, ancora troppo pochi per affermarsi nell'iter formativo dei docenti. ed entrare nella cultura contemporanea.
Pertanto sono ancora troppo pochi quelli che prendono in considerazione il fatto che l'atteggiamento violento di un adolescente deriva molto spesso da un micro "trauma relazionale" che è all'origine di molte sofferenze mentali e sociali.
Trama relazionale derivato dalla mancanza di quel "bene relazionale" nella classe, causa prima di rapporti conflittuali tra il docente e l'alunno, e tra alunno e alunno.
Infatti, quando manca questa dimensione del "bene relazionale" tra docente e alunno e tra gli alunni, le reti neurali che connettono l'aria limbica del cervello all'area prefrontale, cioè le emozioni alle funzioni cognitive più complesse ed evolute del nostro cervello, si alterano e si sperimenta stress, disadattamento sociale e dissociazione.
Ne consegue che questi studenti si sentono frantumati dentro, incapaci di gestire le emozioni. soprattutto le negative, con aumento del cortisolo, e con comportamenti disumani e spesso violenti..
La storia che racconto e che si ispira ai miei anni di insegnamento nelle superiori a Napoli, parla proprio di questa violenza e di come quella scuola, grazie ad un esperto inviato dal provveditore, riuscì a sconfiggere totalmente quel clima di terrore e paura che sfociava sovente nella violenza.
Ho voluto scrivere questo libro per fare un dono al vasto e complesso mondo della scuola e dare speranza a quanti nella scuola vivono fortemente il disagio di fronte a comportamenti trasgressivi e violenti esplosi in questi ultimi tempi in gesti estremi e devastanti giungendo anche a uccidere..
Pasquale Lubrano Lavadeta

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