QUANDO LA SCUOLA BOCCIA I "DELINQUENTI"




Ho insegnato in una scuola media situata nella periferia di una grande metropoli. 

Il primo giorno di scuola entrando in una prima media restai agghiacciato   dall'immagine che mi si presentò davanti agli occhi. 

Nei primi banchi ragazzini e ragazzine undicenni timidi e insicuri che iniziavano il primo anno di scuola media e negli ultimi banchi sei o sette ragazzi di grande statura con muscoli  bene in evidenza capelli impomatati e sguardo arcigno

Dopo essermi presentato chiesi a ciascuno di dirmi qualcosa della loro vita e come affrontavano il nuovo anno scolastico.

Balbettii appena udibili dai primi banchi  e sonore affermazioni dagli ultimi banchi: "Siamo ripetenti, a sedici anni saremo liberi di non venire più."

Intuii subito che  in quella scuola non era ancora arrivata la nuova visione della scuola dell'obbligo: "Una scuola per tutti e a misura di ciascuno  impegnata a rimuovere gli ostacoli che impedivano a tanti ragazzi di seguire un normale corso di apprendimento scolastico."

Ne parlai con qualche collega del corso, sperando di trovare terreno favorevole e invece fui spiazzato dalle frasi lapidarie che ascoltai:

"Collega  tu sei nuovo ... qui siamo in territorio insicuro dove predomina criminalità e tant'altro. Mica possiamo promuovere i delinquenti..."

Cercai di far capire che  quel discorso  era contrario al principio costituzione di una scuola per tutti, ma non ci fu verso  e, nonostante cercai di affrontare quel  problema nei consigli di classe e nei collegi dei docenti, ne uscii sempre sconfitto.

Questa esperienza mi è tornata alla mente nel momento in cui ho sentito che di nuovo  farà media il voto di condotta nella scuola media, così come avveniva in quella mia scuola di periferia di una grande metropoli.

I comportamenti sregolati e scorretti non verranno più considerati come disfunzioni  a cui prestare attenzione per migliorarli,  ma veri e propri atti delinquenziali da punire con la bocciatura.

Ho avuto anni dopo, in un altra scuola, un alunno  che saltava sui banchi schiacciava con i piedi i quaderni dei compagni alzava le mani  usciva e entrava dall'aula a suo piacimento. 

Molti colleghi proponevano l'allontanamento definitivo e  il riformatorio, ma la preside  ci fece capire che dietro quelle violenze comportamentali c'era un vissuto di violenza che dovevamo INDIVIDUARE per   neutralizzarlo, perché la  nuova scuola media era chiamata a farsi carico di queste difformità  per riportare  quel ragazzo a una condizione di vita normale.

Leggendo, ultimamente,  dai giornali sulla volontà del Ministero di dare  nuovamente valore  al voto di condotta, ho compreso l'assurda realtà in cui ci troveremo in futuro nella scuola dell'obbligo.

Anziché farsi carico del malessere dei nostri ragazzi per mitigarlo, trasformarlo... e correggerlo, la nuova Scuola li punirà col voto di condotta come avveniva in quella mia scuola di periferia  che aveva deciso, all'unanimità,  di bocciare una due o più volte i " delinquenti", costringendo ragazzini indifesi di 11 anni a condividere la loro prima esperienza di scuola media  accanto a ragazzi  nel pieno dell'adolescenza  e col pesante fardello sulle spalle di una società disgregata e dominata dalla violenza.

Veramente assurdo quello che sta accadendo nella Scuola! 

Pasquale Lubrano Lavadera 

29-101944

autore dei libri I ragazzi non sanno odiare, Signrì Signurì Tra gli scolari della Napoli che non conta

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