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Visualizzazione dei post da febbraio, 2025

LA MENTALITA' DEL BUSINESS FUORI DALLE NOSTRE SCUOLE

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  La leadership è ormai diventata una parola sacra della nuova religione del capitalismo del XXI secolo. Non c'è dipartimento universitario che non abbia almeno un corso di Leadership.  Anche gli ambienti ecclesiali ne sono abbagliati e ammaliati...C'è qualcosa di veramente  importante e preoccupante, se cerchiamo di proiettarci nel futuro prossimo. Mi riferisco  alla presenza della cultura della leadership nel "mondo della scuola"....La mentalità del  business  e della consulenza  dalle grandi aziende  sta migrando ovunque e quindi entrando pesantemente  nel mondo della scuola, e non escludo che a breve si estenda anche nelle scuole primarie. Il cambiamento, infelice, del nome del ministero dell'Istruzione (e "del merito") aveva già segnalato un cambiamento significativo di cultura educativa nel Paese, perché la meritocrazia e la leadership sono due facce della stessa medaglia: il leader è diverso dal vecchio "dirigente" o "capoufficio...

Alberto Manzi: Perchè non do i voti ai miei alunni!

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Alberto Manzi   Classificare dando una votazione o un giudizio di merito comparativo, a livello di scuola dell'obbligo, nel pieno sviluppo evolutivo, nel primo impatto e nel successivo adeguamento e nelle ricerche di strutture per una vita scolastica "migliore", significa voler dimenticare che la scuola è tale solo se insegna a pensare, solo se aiuta a immettersi con libertà nella società. Classificare significa impedire un armonioso sviluppo intellettivo, rispettoso dei tempi di crescita individuali; significa impedire un apprendimento cosciente, che nasce, cioè, da un continuo osservare, ragionare, discutere sulle cose; ricerca, questa, che non è mai priva di errori, di incompletezze. Ora se si classifica, l'errore, l'incompletezza, suscita "terrore", per cui si tende ad evitare la causa del terrore copiando, imparando a memoria definizioni fatte da altri, ecc. Classificare significa obbligare ad accettare definizioni stabilite, impedire il ragionament...

Timothy King: Se i ragazzi non accolgono le nostre lezioni

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Timothy King Nella mia formazione come insegnante, molti anni fa, mi è stato annunziato un principio pedagogico fondamentale: se i ragazzi non accolgono ciò che tu dici, non è colpa loro. La responsabilità è sempre dalla parte di chi insegna, che ha il dovere di capire se il ragazzo possiede  gli strumenti minimi necessari per comprendere quanto vuoi insegnargli.                                                                                        Timothy King (Pedagogista)

LA BIBLIOTECA COMUNALE COME UN "PRONTO SOCCORSO"

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In dialogo con il Prof. Pasquale Lubrano Lavadera sulla Biblioteca Comunale Don Michele Ambrosino   di Procida   Prof. Lubrano Lavadera quando si parla della Biblioteca don Michele Ambrosino di Procida il pensiero di tanti va alla sua persona. Ci dice come è nata questa sua idea di recuperare un progetto così particolare come quello di far rivivere una Biblioteca   in un Comune così piccolo per estensione e per numero di abitanti? Ho sempre pensato, con Antonella Agnoli, la più grande esperta italiana, che la Biblioteca in una citta o in un isola come la nostra sia   un presidio di democrazia, quello che un tempo erano le piazze. Lei dice che dovrebbero avere la stessa importanza di un Pronto Soccorso. Affinché questo avvenga devono oggi diventare posti accoglienti   che offrono quello che non c’è in casa, ossia soprattutto luoghi aperti di incontro e di dialogo. Anche le chiese nascevano per essere luoghi di apertura e di dialogo e poi sono diventati ...

Quando la Scuola trova in sé il coraggio di percorrere strade nuove

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INCONTRO CON LA PRESIDE DEL LICEO CLASSICO DANTE ALIGHIERI DI RAVENNA, GIUSEPPINA DI MASSA   È una nebbiosa giornata quanto varco per la prima volta l’imponente portone del liceo classico Dante Alighieri di Ravenna. Uno degli istituti più antichi della città con quattro indirizzi di studio (classico, linguistico, scienze umane, economico sociale), 1200 alunni e alunne, 120 docenti e un nutrito numero di personale ATA. Si respira, subito, entrando un’atmosfera gioiosa e accogliente. Ragazzi che studiano nell’aula biblioteca, docenti che s’affrettano ad entrare in classe, persone che si avvicinano alla portineria…Niente di austero o immobile, ma l’effervescenza e la vitalità di un approdo. È questa la sensazione che provo e che mi spinge a vivere con ottimismo l’incontro con la Preside Giuseppina di Massa, con la quale ho fissato telefonicamente un appuntamento per l’intervista. Avevo letto precedentemente sulle pagine del quotidiano La Repubblica un suo intervento che ave...

I COMPITI A CASA DOVREBBERO ESSERE FACOLTATIVI

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  I mporre di fare i compiti a casa quando l'alunno non ha ben compreso l'argomento, per cui non è in grado di svolgerli da solo, senza l'aiuto dei genitori o di un professore privato,  è una violenza in quanto si chiede a un alunno qualcosa che egli NON CONOSCE ANCORA BENE. Qualcuno dirà che si è sempre fatto cosi, ebbene si è sempre sbagliato. In questi casi il docente sta violando il principio costituzionale che sottolinea l'impegno  del docente di "rimuovere gli ostacoli che impediscono ad un alunno l'apprendimento". Se un docente assegna compiti all'alunno senza aver verificato  preventivamente la sua competenza nello specifico argomento, egli sta ponendo all'alunno altri ostacoli e quindi  gli sta impedendo  di progredire nella conoscenza e nella stima di se stesso. I compiti a casa dovrebbero, pertanto,  essere facoltativi e  vanno assegnati solo quando  il docente è sicuro che l'alunno ha compreso l'argomento inerente agli esercizi ...