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Maria Montessori: L'educazione è ancora basata su vecchi concetti

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Oggi mentre il mondo è diviso, e si pensa di formulare dei piani per una futura ricostruzione, l'educazione viene universalmente considerata uno dei mezzi più efficaci a questa ricostruzione poiché è indubbio che dal punto di vista psichico, il genere umano è al disotto del livello che la civiltà predica di aver raggiunto. Anch'io penso che l'umanità sia lontana dal grado di preparazione necessaria per quell'evoluzione a cui essa tanto ardentemente aspira: la costruzione cioè di una società pacifica e concorde, e l'eliminazione delle guerre. Gli uomini non sono ancora  in grado di controllare e dirigere gli eventi di cui essi diventano piuttosto vittime. Sebbene l'educazione sia riconosciuta come uno dei mezzi atti a elevare l'umanità, la si considera ancora e soltanto come educazione della mente basata su vecchi concetti, senza pensare di trarne una forza rinnovatrice e costruttrice. Maria Montessori da Maria Montessori, La mente del Ba...

CHI E' L'EDUCATORE?

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Marinel Stefanescu e gli alunni della Scuola di Danza Classica di Reggio Emilia L'Educatore è una persona che per amore serve e per amore incarna ciò in cui crede. Egli aiuta concretamente, dà fiducia e crede nel positivo interiore del ragazzo; ne rispetta la libertà, senza imporre ma offrendo. Non esita a correggere, non ha paura della verità, ma ammonisce con pace, con calma, con distacco. Egli educa sempre, in qualunque ambiente, con il linguaggio sempre, nuovo, vivo, essenziale dell'amore. Dialoga senza chiusure, attento ai nuovi valori, ai segni dei tempi. L'Educatore è il mistero dell'Amore che continua.

Come difenderci dalle baby gang

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Le baby gang sono un incubo. Dobbiamo inasprire le pene e diminuire l’età di carcerabilità?  Sergio    Alla televisione ormai ci stiamo abituando ad osservare atti vandalici e violenti da parte di ragazzi di 12, 13, 14, 15, 16 anni. Questo è agghiacciante. Cos’è una baby gang? È costituita per lo più da ragazzi, per lo più maschi, che manifestano la volontà di rompere, aggredire, violentare persone e cose. Anzi possiamo ridefinirla così: ragazzi che aggrediscono la realtà, perché fanno fatica a stare nella loro realtà.  Aggrediscono perché non sanno stare nella propria interiorità. Provano disagio e noia perché non conoscono se stessi, non sono capaci di introspezione e interiorità. Si affermano rompendo e aggredendo. Tutto ciò è desolante e preoccupante, perché rischiano di vivere fuori di sé pensando di essere superiori a tutto, mentre invece sono incapaci di relazionarsi alla vita, alle persone, alle cose. Insomma sono ragazzi superficiali che comp...

Nella relazione di coppia esercitare la pazienza

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Massimiliano Varrese e Valentina Melis   Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni  fisiche, o permettere che ci trattino come oggetti. Il problema si pone quando pretendiamo che le relazioni siano idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro ed aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà. Allora tutto ci spazientisce, tutto ci porta a reagire con aggressività. Se non coltiviamo la pazienza, avremo sempre delle scuse per rispondere con ira, e alla fine diventeremo persone che non sanno convivere, antisociali incapaci di dominare gli impulsi, e la famiglia si trasformerà in un campo di battaglia. Questa pazienza si rafforza quando riconosco che anche l’altro possiede il diritto a vivere su questa terra  insieme a me, così com’è. Non importa se è un fastidio per me, se altera i miei piani, se mi molesta col su...

Uno studente ferisce la professoressa

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Entro in merito a quanto è accaduto  nella scuola di Santa Maria a Vico: uno studente ferisce con un coltello la propria insegnante. E' sicuramente un episodio molto grave che ci fa comprendere la reale difficoltà in cui tanti insegnanti sono costretti a vivere oggi la propria professione. Purtroppo la “buona scuola” nel suo tentativo molto debole di salvare l’Istituzione scolastica ha dimenticato  un aspetto che Armida Filippelli nel suo articolo  Perché esplode la violenza in classe su la Repubblica  del 2 febbraio 2018 ha bene evidenziato: il bisogno di relazione. Dove si insegna questo bene essenziale, soprattutto nella vita dei giovani? Quasi da nessuna parte. Si contano sulle dita le scuole in Italia che prima delle competenze pongono  al primo posto la comunicazione non violenta e la formazione al bene relazionale. Come sottolinea la Filippelli, i ragazzi difficile sono quelli che più degli altri cercano questo bene in famiglia e nella Scu...

La scuola deve mettere al primo posto la formazione umana

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Studenti dell'Istituto Superiore di Procida Un preside di un liceo americano aveva l’abitudine di inviare questa lettera ai suoi insegnanti, all’inizio di ogni anno scolastico:  "Caro professore, sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti, bambini uccisi con veleno da medici ben formati, lattanti uccisi da infermiere provette, donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università. Diffido - quindi – dell’educazione. La mia richiesta è la seguente: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani". Anniek Cojen Anniek Cojean, “Les mémoires de la Shoah” Le Monde 29 aprile 1995

LA VIOLENZA ENTRA NELLE SCUOLE come combatterla

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Scuola- ANSA Un articolo molto interessante di Corrado Zunino, con un commento incisivo di Umberto Gentiloni: “Scuola aperta a tutti, amica di pochi” [1] richiama l’attenzione di Dirigenti scolastici, Docenti, Famiglie, Giovani, sull’articolo 3 e l’articolo 34 della Costituzione, puntualizzando la necessità  dell’apertura della scuola a tutti i cittadini e della rimozione  degli ostacoli che impediscono la realizzazione piena della persona. Personalmente ho constatato che, di fronte a situazioni di grave disagio psicologico e fisico, o di semplice disadattamento, motivo primo di disturbo nell’apprendimento, spesso la scuola non ha voluto scendere in campo “alzando del tutto le spalle” con la giustificazione di non avere strumenti, personale adeguato ad affrontare tali problemi.  Parlando poi con docenti di altre scuole mi sono reso conto che, fatta salva la buona volontà di alcuni insegnanti, la situazione era pressoché identica un po' dappertutto.  Sa...