LA SCUOLA DEL MERITO


Dice il  sociologo americano Michael J. Sandel 1 che il merito, posto alla base di una vita democratica  è una vera è propria tirannia, che lede alla base i principi basilari delle nostre Costituzioni repubblicane: libertà, uguaglianza e fraternità.
 

Ne consegue che  trasformare la Scuola, ponendo al primo posto il merito, come è accaduto da noi i Italia, è una sciagura che porterà nel tempo danni incalcolabili. 

Lo abbiamo visto in America, in Inghilterra, in Francia e un po' dappertutto. 

Il merito discrimina, crea competizione, vanifica l'uguaglianza, divide la società in vincitori e perdenti,  pone in alto le élite e in basso tutti gli altri e fomenta  quel populismo che permette poi a politici come Trump di sedere  sul trono o sollecita il Regno Unito a uscire dall'Europa unita. 

Ma vorrei soffermarmi sul rapporto Scuola-merito qui in Italia. Dopo anni in cui abbiamo chiesto una "Scuola per tutti e a misura di ciascuno", con le sopravvenute prove INVALSI e con l''aggiunta del merito come finalità essenziale all'istruzione, si va affermando una trasformazione strisciante che inevitabilmente porterà nuovamente ad una scuola selettiva.  E cosa molto grave  le scuole vengono classificate...Esistono elenchi in cui si parla delle migliori scuole in Italia, e nessuno si oppone alla circolazione di tali assurde classifiche. 

E i nostri studenti, senza saperlo, saranno vittime di questo passo indietro della scuola italiana, che vanifica  l'impegno chiesto dalla  Costituzione di rimuovere negli alunni gli ostacoli che impediscono un normale processo di apprendimento, soprattutto dopo le medie e nell'ingresso alle superiori. 

Poche scuole superiori  oggi in Italia pongono nel loro  progetto iniziale, una adeguata accoglienza degli studenti che provengono dalle medie. 

Viene esercitato, senza ombra di dubbio, con nonchalance il principio del merito, operando una grande selezione  e  mettendo fuori un gran numero di studenti. Infatti nei primi due anni delle Superiori si registra statisticamente il più alto numero di abbandoni e di bocciature. 

E' evidente quindi che la competitività, conseguenza inevitabile del merito,  è di nuovo pienamente accettata,   

Fra le poche scuole che si oppongano a queste modalità selettive vanno segnalate due scuole: il liceo classico Dante Alighieri di Ravenna e il liceo scientifico J.F. Kennedy di Roma, di cui parleremo in un prossimo articolo.

Si può accettare la competizione in un gioco o in una gara sportiva, ma non nella scuola che deve formare ogni alunno o alunna a sviluppare le proprie capacita intellettive  per affrontare la vita  con consapevolezza e coraggio. 

La scuola dovrebbe invece affermare la dignità di ogni alunno. indipendentemente dalle sue condizioni psico-fisiche e socio-economiche, indipendentemente dalle sue capacita intellettive e dei suoi talenti. E poiché ogni essere umano è unico ed irripetibile, non potrà mai esserci omologazione e uniformità  nella resa scolastica. 

Una frase  che spesso i docenti  usano nel rapporto con i genitori è la seguente: "Ha buone capacità ma deve impegnarsi di più."

         Una frase che mette molto in difficolta la famiglia e non risolve          il problema di fondo che è la mancanza di interesse da parte                 degli  alunni per le attività scolastiche. 

      Una frase anche pedagogicamente falsa, perché  sottintende che         è    colpa del ragazzo se non si impegna, senza mai mettere in             discussione i metodi di insegnamento che ripropongono  quelli in         uso da millenni e che sono orientati al merito e alla selezione.  

I due istituti che ho citato invece mettono seriamente in discussione  il metodo ancora in uso che si rifà alla Scuola gentiliana, e propongono sperimentazioni nuove proprio per offrire agli alunni un percorso più vicino ai loro bisogni reali. 

C'è inoltre in quella frase una implicita affermazione: un ragazzo che non esercita la volontà e non si impegna  "non merita" di stare a scuola e quindi viene bocciato. Infatti nel biennio delle superiori si registra statisticamente il maggior numero di bocciature. 

In realtà la volontà non è innata negli esseri umani ma è una delle principali capacità intellettive che va sviluppata. Lo afferma la psicologia dell'educazione,  

Quante volte abbiamo sentito docenti che, del tutto in buona fede, hanno ripetuto fino allo spasimo: "Non è mio compito interessarmi della situazione psicologica del ragazzo della situazione che vive socialmente e nell'ambito familiare." 

La scuola non può continuare a fare le classifiche e di conseguenza in molte scuole premiare i meritevoli. La scuola deve dare fiducia e stima  a tutti gli alunni, deve accoglierli sapendo che in tutti possono esserci ostacoli all'apprendimento e deve individuare metodi per  eliminare tali ostacoli.

I due istituti citati, da quattro anni  hanno portato avanti una nuova sperimentazione  eliminando completamente lo sbalzello orario  tradizionale  unificando le aree  disciplinari  e costituendo gruppi di studio di 5-6 alunni  con la presenza del docente.

 

Ebbene in queste classi  quasi la totalità degli alunni ha trovato motivazioni nuove che ha suscitato impegno e amore per lo studio. Non si no registrati abbandoni e  tranne poche unita tutti hanno  superato  gli ostacoli iniziali.

          Pasquale Lubrano lavadera 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 

 

 

 

 

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