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Visualizzazione dei post da dicembre, 2024

L'ESSENZA UMANA è RELAZIONE

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  "L'essenza umana consiste nella relazione che si prende cura...Il centro più intimo di noi stessi è definibile come relazioni, legami, rapporti amorevoli. Che cosa vuole ciascuno se non attenzione amorevole da parte degli altri? E che cosa dare agli altri se non la medesima attenzione amorevole desiderata da noi? "I care" era il motto di don Lorenzo Milano, formulato contro il "me ne frego" dei fascisti, laddove l'inglese "care" deriva proprio dal latino "cura". "I care, ego curo". Questa visione dell'uomo e della vita sostiene che non c'è prima un Io isolato, una monade monacale che poi, in un secondo momento, ha delle relazioni. Sostiene al contrario che prima ci sono le relazioni e che in base alla natura di tali relazioni il soggetto di volta in volta si forma: l'Io non ha relazioni, l'Io è relazioni, secondo una visione filosofica che pone al vertice la categoria di RELAZIONE detronizzando la cat...

Basilio Ioppolo: Nella scuola una stanza per rilassarsi

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  Basilio Ioppolo "Come va la vita?", entrava in classe così il "prof bibliofilo",   Basilio Ioppolo , che spiegava i verbi greci e parlava anche di sorteggi Champions con i suoi alunni. E quando è scomparso per malattia, a 39 anni, durante l'estate, ha lasciato un vuoto enorme al liceo Beccaria di Milano. La scuola, allora, ha deciso di intitolargli un'aula. E rimarrà, dunque, perpetuo il ricordo del docente di Lettere che dieci anni fa si era trasferito dalla Sicilia a Milano per insegnare e che anche dopo la sua scomparsa continuerà a lasciare un segno nel suo istituto. Rimarranno, infatti, "la sua umanità e la sua leggerezza nel trasmettere l'amore per lo studio, ma anche la gioia per il vivere insieme", come hanno scritto gli studenti a   Il Corriere della Sera .  Proprio per tutto questo l'aula del professor Basilio Ioppolo si chiama "Locus Amoenus" (luogo felice, ndr): è riservata agli studenti del liceo Beccaria di Milano ...

ALBERTO MANZI: lL DOCENTE NON DOVREBBE DARE UN VOTO O UN GIUDIZIO AGLI ALUNNI

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  Alberto Manzi (1924-1997) Classificare dando una votazione o un giudizio di merito comparativo, a livello di scuola dell'obbligo, nel pieno sviluppo evolutivo, nel primo impatto e nel successivo adeguamento e nelle ricerche di strutture per una vita associata "migliore", significa voler dimenticare che la scuola è tale solo se insegna a pensare, solo se aiuta a immettersi con libertà nella società. Classificare significa impedire un armonioso sviluppo intellettivo, rispettoso dei tempi di crescita individuali; significa impedire un apprendimento cosciente, che nasce, cioè, da un continuo osservare, ragionare, discutere sulle cose; ricerca, questa, che non è mai priva di errori, di incompletezze. Ora, se si classifica, l'errore, l'incompletezza, suscita "terrore", per cui si tende ad evitare la causa del terrore copiando, imparando a memoria definizioni fatte da altri, ecc.  Classificare, pertanto, significa obbligare ad accettare definizioni stabilite,...

COMPITI A CASA: DUBITO CHE SIANO NELLO SPIRITO DELLA NOSTRA COSTITUZIONE

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  Siamo tutto cresciuti con  l'assegno per casa  : cosi chiamavamo l'insieme dei compiti che ci venivano assegnati dai singoli docenti e da svolgere a casa, anche nei giorni di vacanza.   Non molti per la verità alle elementari. Copiosi invece nella prima media e nelle scuole superiori.  Ricordo che in prima media ero terrorizzato da questi compiti perché trovavo molta difficolta soprattutto nello studio della storia, nelle scienze, nei problemi di matematica, nelle poesie, per cui chiesi ad un compagno che aveva la madre maestra di poter fare i compiti con lui.  Me la cavai un po', ma quando non potevo andare dal compagno erano per me guai seri.  Oggi ormai in pensione dopo la mia vita passata nella Suola ad insegnare matematica,  dedico alcune ore del pomeriggio a un ragazzo, figlio di amici, che frequenta la prima media e noto che la mole di lavori da svolgere a casa è molto ampia e alcune volte ha necessità del mio aiuto.  ...

Maria Montessori: Aiutare i bambini ad essere felici e responsabili

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Fino ai primi anni del Novecento (ma in realtà anche dopo), i bambini non venivano considerati come esseri bisognosi di particolari attenzioni e cure, ma piuttosto come degli adulti in miniatura. Fu solo grazie al lavoro dei primi pedagoghi che s'iniziò a comprendere che ogni fase della vita ha una sua psicologia e che quella legata all'infanzia è di un'importanza fondamentale. In questo panorama, il lavoro dell'educatrice Maria Montessori si rivelò rivoluzionario, al punto che ancora oggi i principi da lei individuati per crescere dei bambini felici sono ancora considerati un punto di riferimento. Nell'ampio panorama delle conclusioni a cui giunse Maria Montessori nell'arco della sua vita, 15 sono i principi che meglio individuano la possibilità di crescere dei bambini felici e responsabili. 1) Educate con l'esempio. I bambini apprendono principalmente dai fatti, le parole vengono dopo. 2) Non criticateli in ogni occasione, soprattutto i...

La Scuola non puo' essere solo il luogo per apprendere nozioni...

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  La   Scuola non può essere solo il luogo dove si apprendono nozioni, ma deve diventare un punto di riferimento emotivo e sociale...Il compito è complesso e gli investimenti in campo sono insufficienti, lasciati troppo spesso alla buona volontà e all'abnegazione di chi lavora nella scuola. Per svolgere questo compito, servono alleanza solide con le famiglie e con tutta la società. Solo così possiamo avere il tempo per parlare ai ragazzi e ascoltarli davvero, creando spazi in cui possano sentirsi accolti e facendo della scuola il luogo privilegiato in cui imparare e riconoscere e gestire le emozioni, a rispettare l'altro e a chiedere aiuto nei momenti di difficoltà. Paola Spotorno da Pianeta scuola, In classe non si può solo apprendere ma bisogna essere punto di riferimento emotivo e sociale - Prevenire il bullismo..." Famiglia cristiana" n. 44 - 2024

LE RAZZE UMANE NON ESISTONO

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    Francois Bernier, medico francese nel 1684 divise l’umanità in 4 razze.  Nel 700 il naturalista svedese Linneo, riprendendo il discorso sulle razze, le suddivise in base al colore della pelle: bianca, rossa, gialla, nera.  Nel 1749 il naturalista francese Buffon diede dignità alle 4 razze aggiungendo al colore la forma del corpo. La genetica non era ancora intervenuta e pertanto prevaleva la convinzione che la razza più degenerata fosse la nera e di conseguenza era la razza che andava civilizzata. Nell’800 Darwin contraddice con i suoi studi queste idee razziste affermando che tutti gli esseri umani hanno un progenitore comune e che il tempo evolutivo che aveva causato la differenziazione non era possibile conoscere. Tuttavia nel 900 l’idea delle razze   è ancora molto presente   nell’umanità tanto da determinare leggi razziste in America e   anche in Europa,    sia in Germania sia in Italia. Solo nella seconda metà del 900, dop...